domenica 22 febbraio 2026

LA STAGIONE DEI VELENI E DELLE AUTOBOMBA (misteri d’Italia III PARTE)

"LA SINDROME LIBANESE" Firme inconfondibili per eliminare testimoni, complici e inquirenti sono agguati, avvelenamenti e autobomba, modalità con con cui vengono "spazzate via" le testimonianze e le tracce lasciate da coloro che hanno a che fare con questi traffici. Un autobomba in particolare, promessa, ma mai esplosa fará terminare la stagione di "mani pulite", dopo quelle per Falcone e Borsellino " ...la Mafia stava giá progettando anche la sua eliminazione (di Antonio Di Pietro n.d.r.)....Come spesso accade, piú si arriva vicini a certe "veritá" e piú "La Veritá Vera" sì allontana."Nel 92 - racconta il pentito Maurizio Avola - doveva morire Di Pietro. L'omicidio si doveva fare dalle parti di Bergamo, dove viveva....per Lui era pronta un autobomba come per Falcone ...". Continua: "Alla fine non se ne fece nulla perchè, disse lo zio Nitto (Santapaola), I socialisti non avevano rispettato gli accordi". La rivelazione è del 96, man non è affatto sicuro che l'ex pm non avesse saputo nulla fino ad allora. Anzi proprio la consapevolezza del suo collegamento investigativo con Falcone e della tragica fine di quest'ultimo potrebbe aver influito sul progressivo calo di tensione nelle successive indagini di "mani pulite", soprattutto se riferite ai personaggi "a un passo da Dio", fino all'abbandono della toga...(Fonte: Voce "MARTELLI Di Pietro e le stragi ..) In modo diverso e per puro caso , in quel periodo, scampa ad un autobomba anche Maurizio Costanzo, noto volto della Tv e del giornalismo che, all'epoca, si stava particolarmente impegnando contro la Mafia con il suo "talk" proprio a seguito della drammatica scomparsa dei magistrati Falcone e Borsellino. In via Fauro (Roma), la vettura di Costanzo scampa miracolosamente ad un "botto" terribile ed il cratere, dove l'autobomba esplode immediatamente dopo il suo passaggio, la dice lunga sul potenziale distruttivo dell'ordigno. Anche qui le tracce ci riportano su personaggi di cui abbiamo accennato nelle righe precedenti, ma la stagione delle autobomba era cominciata qualche anno prima e aveva visto scampare all'attentato un altro noto magistrato: il giudice Carlo Palermo. CARLO PALERMO: UN GIUDICE TROPPO VICINO ALLA VERITÀ .. Da Trento alla Sicilia: intrighi e tradimento. Carlo Palermo diventa giudice istruttore di Trento a 33 anni. Nel 1980 scopre un traffico internazionale di droga e di armi da guerra, in cui spunta anche il ruolo di alcuni ufficiali dei servizi segreti stranieri e italiani, in particolare legati alla P2. «Scenari oscuri, che solo il tempo mi ha aiutato a chiarire – ricorda oggi –. Quasi tutto avveniva attraverso operazioni estero su estero. Si può dire che la storia d’Italia sia transitata su banche straniere, in particolare svizzere». L’indagine di Palermo sfiora società vicine al Psi. L’allora presidente del Consiglio, Bettino Craxi, presenta un esposto al Csm, che avvia un’azione disciplinare. Dopo altri esposti, la Cassazione trasferisce l’inchiesta a Venezia. Gli imputati vengono condannati in primo grado, assolti in secondo. «In Italia ci sono state pochissime inchieste sui traffici d’armi e nessuna ha raggiunto la verità - riflette Palermo -. C’è una grande ipocrisia di fondo: siamo tra i più grandi esportatori di armi al mondo, in qualche modo bisogna pur venderle» Continua Carlo Palermo: «Non ho mai smesso di cercare la verità, nemmeno per un giorno. Lo devo a chi in un istante ha perso tutto». 2 Aprile 1985, 8.35 del mattino. Il sostituto procuratore Carlo Palermo sta percorrendo la strada che lo porta verso il palazzo di giustizia di Trapani. È arrivato da 40 giorni, trasferito su sua richiesta da Trento per proseguire le inchieste del giudice Ciaccio Montalto, ammazzato due anni prima. Lungo il tragitto, a Pizzolungo, lo aspetta un’autobomba. L’autista del giudice la scorge mentre supera una piccola Volkswagen guidata da Barbara Rizzo, 30 anni, che accompagna a scuola i suoi gemellini di 6 anni, Salvatore e Giuseppe Asta. L’esplosione investe in pieno l’utilitaria, che fa da schermo all’auto blindata di Palermo. Per la mamma e i bambini non c’è scampo. Due agenti della scorta restano feriti, il giudice esce dai rottami sotto choc. Ma vivo! Trent’anni dopo, Carlo Palermo è seduto sul divano del suo studio di Trento. Parla lentamente per mettere bene a fuoco una storia che fa ancora male a sentirla e a raccontarla. «Ricordo tutto di quel giorno...Come ricordo uno a uno quei 40 giorni vissuti a Trapani. Impossibile dimenticare la tensione di quei giorni, la rabbia che provavo e quel senso di impotenza: avevo capito che qualcosa stava per succedere. Lo scrissi anche, ma non mi ascoltarono». La voce si incrina, le frasi gli si inceppano in gola....... Ma lo Stato, proprio nel momento di maggiore necessità, non credette alle minacce e abbandonò me e la scorta, che nemmeno munì di un’auto blindata. Anche dopo l’attentato, quando decisi di tornare a Trapani, nessuno mi indicò un alloggio. Ma presi lo stesso l’aereo. Mi piazzarono dai vigili urbani, in una stanzetta senza bagno». Poi fu trasferito in un appartamento blindato realizzato in fretta nel palazzo di giustizia..... «Dal 1985 mi porto dentro un enorme senso di colpa, perché altri sono morti al posto mio. Scoprire il perché dell’attentato è diventata la mia ragione di vita..... «Per l’attentato sono stati condannati boss mafiosi. Ma non erano i soli a volermi eliminare. Mi ero avvicinato ad alcuni nomi intoccabili e che infatti non sono mai usciti». Il riferimento è a quell’intreccio di affari sporchi scoperchiato nell’inchiesta di Trento. «Dalla Turchia arrivava la droga, che poi finiva in Sicilia e da qui era smistata in Francia e Stati Uniti. Armi e terrorismo costituivano parti inscindibili di quei patti segreti. La prova, già allora, che la grande criminalità è un fenomeno globale e complesso. I giudici, frenati dal criterio della territorialità, giocano una sfida impari. Servirebbe un reale coordinamento internazionale delle indagini. Altrimenti è impossibile venirne a capo». Lui ci ha provato «ed è finita come è finita». Non solo per l’attentato, ma anche «per la contrapposizione di pezzi dello Stato e la sparizione di documenti». Inquietante quel che accadde nel 1996. (Fonte L'Avvenire....) CASILLO & DAZZI: IL PERFEZIONAMENTO DI UN ATTENTATO Ma in quel periodo le autobomba spazzano via altri personaggi e la penisola italiana sembrava attraversata dalla sindrome Libanese dell'auto con il "botto". Fra questi l'attentato a Casillo luogotente di Cutolo, anche detto "Cutolo fuori dal carcere", numero due della Nuova Camorra Organizzata è coinvolto in alcune delle principali inchieste di cronaca: sequestro Cirillo, omicidio/suicidio Calvi e la contiguita' con i servizi segreti. Il 29.1.1983 un autobomba mette la parola "fine" alla vita del "camorrista misterioso". Con lo stesso metodo nel 91 a "saltare per aria" è un imprenditore di Carrara, Umberto Dazzi, mentre transita in via Campo d'Appio con la sua Alfa 164. All'epoca il testimone Pezzica (interrogato come persona informata sui fatti) cosi si espresse in merito alla vicenda Dazzi: “.....Nella parte finale della sua dichiarazione egli adombra il sospetto che l’omicidio Dazzi sia maturato in quanto lo stesso stava cercando dei finanziatori per condurre a termine un proficuo ed ambizioso progetto edilizio in Carrara. Tale sua determinazione, ostacolando i propositi del suddetto “gruppo”, asseritamente dovrebbe aver costituito il movente del delitto”. Esattamente come avevamo fatto rilevare (qualche riga fa) nell'interrogazione Galasso, che qui riprendiamo: ". ... da tempo voci segnalano la presenza di un comitato d’affari tra Massa-Carrara e La Spezia che presiede a operazioni strategiche multimilionarie. “Inchiostro Scomodo” proseguendo nella pubblicazione d’inediti documenti della Procura di Massa Carrara, si è imbattuto in un fascicolo che potrebbe descrivere i primi passi del fantomatico comitato a cui si allude. Fra quelli citati segnaliamo un documento della Digos di particolare rilievo, datato Massa, 23. 05.1991: “Nel quadro delle indagine relative all’omicidio dell’ingegner Dazzi, quest’ufficio, in data 22.5.91 ha escluso, quale persone informata dei fatti, il Sig. Pezzica Giancarlo, (Omissis dati personali n.d.a.), in relazione a talune sue dichiarazioni, riportate dai locali organi di stampa, sulle quali, tra l’altro, egli avrebbe affermato di temere per la sua vita, stante le prove che possedeva in ordine ad un potente gruppo politico – finanziario capace di operare, con sistemi anche illegali, per la realizzazione dei propri interessi”. Perché Pezzica temeva per la sua vita? Era un distorta percezione della realtá o, al contrario, vi erano validi fondamenti? A chi allude quando parla di: "...un potente gruppo politico finanziario capace di operare, anche con sistemi illegali, per la realizzazione dei propri interessi"?! Vi è da ricordare che anche nell'interpellanza parlamentare di Antonio Galasso (quivi citata) si alludeva allo stesso modo nel 1986: ".. oggi, nonostante ...l'inchiesta di Cordova (ex procuratore di Palmi), nessuno indagine è stata APERTA per verificare se la Massoneria rappresenti il veicolo d'infiltrazione criminale nel POTERE economico, e come al solito si fa riferimento anche ad un "comitato d'affari" che determinerebbe il FALLIMENTO di aziende attraverso il controllo di Fidi bancari, in particolare ci si riferisce al settore dei rifiuti e a quello (comitato) riguardante la zona APUANA in materia di ambiente, edilizia e amministrazione, sono stati presentati numerosi esposti ..che a partire dal 1986 tentano di porre all'attenzione della magistratura (n.d.r.inascoltati..) il PERICOLO derivante da un sempre più forte legame fra criminalitá organizzata, specie di stampo mafioso camorristico, potentati economici, comitati d'affari e Massoneria...molto spesso si è assistito ad archiviazione o al silenzio.....etc.etc". La presenza di "un comitato d'affari" che ricorre in modi, tempi, persone e circostanze diverse, con testimonianze che, di tanto in tanto riaffiorano, mostrando solo la "superficie" di quell'intreccio che qui si evince essere stretto fra servizi, Massoneria e Mafia. Eppure qua "dimorano" molte dei personaggi di primo piano di tresche e misteri nazionali che nessuno ha mai pensato, evidentemente, d'interrogare su queste vicende... MISTERI D'ITALIA III PARTE Continua... A cura di Francesco Sinatti

mercoledì 28 maggio 2025

L' UOMO CHE ENTRAVA E USCIVA DA CAMP D'ARBY

...Gli Iamonte hanno effettivamente operato con le navi dei veleni? Nei porti sopra indicati di Marina di Carrara e La Spezia? Nel caso, avvalendosi di quale “manovalanza” o cosca in zona? I nostri lettori sono a conoscenza delle ricerche effettuate da INCHIOSTRO SCOMODO che hanno ipotizzato un collegamento tra navi dei veleni con operazioni nell’est Europa (Diavolo Rosso). Sappiamo che gli Iamonte sono presenti anche in Polonia e ci domandiamo, se quanto emerso negli ultimi sviluppi legati alle navi dei veleni e traffici internazionali, non sia correlato. Una pista da seguire per valutarne la “consistenza”. “Il rapporto dell’Onu racconta la vicenda della nave “Nadia” e del suo utilizzo per il trasporto illegale di una partita d’armi, in parte con destinazione Croazia, in parte Somalia, con la complicità della Shifco. È un episodio di enorme rilevanza: «Il Consiglio di Sicurezza impose l’embargo delle armi sulla Somalia nel gennaio 1992. Meno di sei mesi dopo, Monzer Al Kassar avrebbe usato la sua abilità e le sue connessioni per minare l’embargo. In una serie di affari, Al Kassar e i suoi soci riuscirono a organizzare l’imbarco di armi e munizioni polacche verso Croazia e Somalia, entrambe sotto embargo delle Nazioni Unite (i complici polacchi di Al Kassar sono attualmente perseguiti per violazione dei controlli polacchi sull’esportazione delle armi.) (…) In queste vendite di armi alla Croazia e alla Somalia, il principale complice di Al Kassar fu Jerzy Dembrowski, allora direttore della Cenrex (secondo la commissione parlamentare di inchiesta sui servizi segreti polacchi del 2006, presieduta da Antoni Macierewicz, si tratta di un colonnello del Wsi, il servizio segreto militare, nda ), una ditta polacca di armi, che pare avesse incontrato per la prima volta Al Kassar quando questi era attaché commerciale a Beirut negli anni Ottanta.”” Ancora: “Perché se il documento Onu fosse stato acquisito e sviluppato si sarebbe scoperto che in Polonia, Lettonia e Svizzera (a Danzika, Ginevra e Riga) ci sono sentenze di condanna (le prime risalenti addirittura al 1996) per questi avvenimenti, o eventi connessi, con risultanze processuali devastanti per la Shifco, da cui emergono i rapporti della compagnia italosomala con Al Kassar e con la Cenrex e, per questo tramite, con la mafia siciliana, i sevizi segreti polacchi e non solo.”” (Luigi Grimaldi) Non sono una novità dichiarazioni che segnalano traffici paralleli tra rifiuti speciali radioattivi e quelli di armi con i paesi africani, per questo motivo bisognerebbe approfondire eventuali collegamenti. Nello specifico Natale Iamonte fu indicato per affondamento della Rigel". L’UOMO CON L’ESERCITO PRIVATO Ad un certo punto della storia fa la sua comparsa in scena un ambiguo protagonista nel "caso Ilaria Alpi": Gian Carlo Marocchino, sedicente imprenditore piemontese. Non stiamo a riportare la cronistoria degli eventi, molti hanno scritto su questa vicenda, ma ci siamo posti delle domande. Si dice che Marocchino, all’epoca dei fatti, fosse in stretto contatto con i servizi segreti italiani. Si dice anche che possedesse un suo piccolo ma letale esercito privato, composto da 150 miliziani. L’arsenale faceva intendere il grado di professionalità e finalità del gruppo: Kalashnikov, Browning 50 ed M16. Pertanto, la paraola d’ordine nelle prossime righe sarà: MER-CE-NA-RI. Marocchino era l’unico civile in grado di organizzare convogli umanitari dal nord al sud del paese somalo, con il suo piccolo esercito. "Non pensate male", è solo per difendersi dai banditi..... Ed era diventato un punto di riferimento per tutti coloro che operavano in Somalia, compreso le organizzazioni umanitarie. Tra le morti sospette, ma ovviamente non c’entra con il caso, quello di una suora assassinata in circostanze ancora avvolte dal mistero. Strane analogie con quanto accadeva, poco tempo dopo, in Croazia e in Bosnia, dove si dice che i convogli umanitari servissero il più delle volte a coprire traffici di ogni sorta (armi e organi compresi). TEOREMA. A questo punto ci sono molti elementi convergenti che porterebbero a ritenere che “Diavolo Rosso” non sia una persona fisica bensì una operazione sotto copertura. Un gruppo di mercenari altamente addestrati, usati per “lavori sporchi”, per conto di alcuni servizi segreti (componenti o parte di una Nato deviata)? Epicentro operativo dovrebbe essere la Croazia e il Nord Italia. Chi ci ha sempre seguito conosce le nostre inchieste su traffici d’armi e rifiuti proveniente da questa terra (come il caso della nave Jadran Express) e personaggi menzionati come imprenditori dediti a affari opachi. Roberto Delle Fave, che viene spesso definito “Diavolo Rosso”, in verità dovrebbe essere solo un uomo "agganciato" ai servizi ed utilizzato per depistare le indagini e lo stesso giornalista di "Le Figaro" Xavier Gautier, assassinato perché troppo vicino alla verità? Se esisteva, che fine ha fatto l’esercito privato di Marocchino dopo le operazioni in Somalia? Ha agito anche in Croazia e in Bosnia? Un nuovo collegamento? Sono domande che porremmo al Pm incaricato. Certo è che se andiamo a rileggere gli Atti della “Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilari Alpi e Milan Hrovatin, martedì 20 Aprile 2004”, a pagina 44 troviamo un possibile anello di congiunzione tra gli affari in Somalia e quelli in Croazia. L’anello è rappresentato da Guido Garelli, faccendiere in stretti rapporti con l’intelligence americana e italiana. GUIDO GARELLI: PROGETTO "URANO" “……. la voce popolare era che egli fosse nell’Europa dell’est e in effetti, guarda caso, lo prendono in Croazia: lo dice lui, nell’interrogatorio. È un servizio che gli fecero i servizi croati mentre lui stava facendo cose strane ma sempre attinenti – a suo dire – a vicende di spionaggio in quell’area; lo presero, lo pestarono a sangue, lo caricarono su un aereo e lo spedirono, dando esecuzione ad un «definitivo» per semplice associazione a delinquere finalizzata a truffa e furto di auto. Scrissi al giudice di sorveglianza, un po’ per esplorare la situazione – è agli atti -, per vedere se qualcosa ne usciva e se quel signore fosse oggetto di altri indagini. Spiegai al giudice di sorveglianza per quale motivo volevo sapere se fosse oggetto di indagini: potrebbe essermi utile saperlo, dissi, per poter fare indagini collegate o se è un «definitivo». La risposta fu nel senso che sostanzialmente non risultavano altre indagini, che scontava un «definitivo», che era stato sentito da organi di polizia – l’espressione era «non meglio identificati» – per cui io, pensando male, ritenni che fossero organi così, non proprio una polizia giudiziaria delegata ad indagini per processi in corso. Questo fatto, accompagnato all’alone che nelle nostre indagini circondava Garelli, mi indusse… PRESIDENTE. …a ritenerlo un personaggio protetto. LUCIANO TARDITI, Sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Asti. Esatto…” Guido Garelli è ricollegabile anche a Giancarlo Marocchino (guarda caso). A confermarlo è lo stesso Marocchino in un intervista: «… Mi state forse accusando di essere il mandante? Roba da pazzi. Non ho mai conosciuto Oliva ( si riferisce all’attentato nei confronti di Franco Oliva, Funzionario Ministero degli Esteri che aveva messo in dubbio la sua correttezza N.D.A). Quando è stato ferito mi trovavo a Nairobi, cacciato dagli americani. Ho appreso in seguito che il mattino del 29 ottobre 1993 il dottor Oliva si recò per motivi personali all’aeroporto internazionale di Mogadiscio, sebbene l’ambasciata italiana avesse sconsigliato di andare in quella zona, giacché erano stati segnalati scontri». Conosce Guido Garelli? «Sì. L’ho conosciuto a Milano, nell’ufficio di Flavio Zaramella, a capo dell’Associazione Italia-Somalia. Credo fosse il 1992, ero in Italia, evacuato in fretta e furia dalla Somalia, come tutti gli italiani allora presenti nel Paese. Garelli si presentò come ammiraglio dell’Autorità territoriale del Sahara e mi disse che aveva ingenti quantità di cibo che avrebbero alleviato le sofferenze dei somali, che erano ridotti alla fame. Io gli consigliai di contattare un’Organizzazione non governativa, Sos Kinderdorf, con sede a Nairobi. E a Nairobi rividi Garelli nel luglio-agosto 1992. Poi lui si recò per qualche giorno a Mogadiscio. So che l’accordo non si concluse, dal momento che Guido Garelli pretendeva un forte anticipo». Esiste davvero “l’operazione Diavolo Rosso” ? Si è conclusa? Stanno tutt’ora cercando d’insabbiarla? Siamo ad un nuovo capitolo, quello che vede C130 pieni d’armi, piloti morti, giovani reclute uccise. Esiste un filo rosso di morte che lega le caserme fra Livorno e Pisa? Faccenda tutta da chiarire e da far conoscere all’opinione pubblica. Non stiamo parlando degli anni 90. Siamo nel 2001, quando... L'UOMO CHE ENTRAVA E USCIVA DA CAMP D'ARBY “…l’uomo che ha libero accesso a Camp Darby è uno degli artefici del progetto Urano (smaltimento dei rifiuti nel corno d’Africa). Un filantropo? Non esattamente. il progetto non si occupa di aiuti sanitari o di fornitura di derrate alimentari: prevede la raccolta, lo stoccaggio di rifiuti e scorie nucleari. Merci pericolose. Pezzi di territorio africano da trasformare in mortali pattumiere, in cambio della fornitura d’armi per massacrarsi, armi che nessuna delle fazioni in lotta in quei paesi e in grado di pagare. Un doppio affare per chi fornisce armi e nel contempo smaltisce scorie nucleari, una doppia condanna per il cliente finale” “il suo nome compare accanto a quello di Giancarlo Marocchino nell’informativa della Digos del 1994. E’ proprio lui, Garelli, il misterioso personaggio che, dopo la manovalanza di Gladio e Ordine Nuovo, ha libero accesso a Camp Darby” (ripreso dal libro “Moby Prince un caso aperto” E. Fedrighini). "LOST SHIP": L'INGNER GIORGIO COMERIO Altro personaggio da romanzo coinvolto nella vicenda somala è un ingegnere che incrocia in Europa (e anche oltre), in una vera e propria "internazionale" della ricerca di rifiuti radioattivi da esportare in Africa, anche Lui in rapporti con G. Marocchino. “LA ROSSO”. “Lost Ship”, una semplice nota su un taccuino ricollegherebbe la “Rigel” con un’altra nave : la “Rosso”. Nel 1989 nel porto di La Spezia , la “Rosso” della compagnia IGNAZIO MESSINA & C., è alla fonda alla fine della sua vita operativa in temporaneo disarmo prima del suo ultimo viaggio come nave per il trasporto di rifiuti tossici. Il 4 dicembre 1990 riprende il mare e la ritroviamo spiaggiata in località “Formiciche” il giorno 14 ad Amantea (CS), guarda caso dopo un fallito tentativo di affondamento. Documenti ritrovati sulla plancia della motonave permettono di ricollegare la “Rosso” alla società O.D.M. di un certo Ing. Giorgio Comerio. Lo stesso Ingegnere che il 21 settembre 1987 si appuntava sull’agenda (ritrovata in una perquisizione nella villa di Garlasco) “….lost ship..” a proposito della “Rigel” (o della nave affondata al suo posto?). Anche qui una coincidenza? Entrambe le imbarcazioni hanno tracce di radioattività a bordo e la “Rosso” risulterà poi al centro del progetto come nave modificata per il lancio dei celebri siluri “penetrator” sempre dell’Ing. Comerio. Casuale? Il capitano De Grazia si era innervosito negli ultimi giorni, poco prima del suo ultimo viaggio, a causa di una presunta fuga di notizie riguardante l’inchiesta che stava conducendo. Il suo timore era un infiltrazione dei servizi segreti, quegli stessi servizi a cui Comerio dichiara di appartenere per esplicita ammissione della sua compagna, Maria Luigia Nitti. Coincidenze? Comerio è l’ideatore e promotore del progetto “dei siluri penetratori riempiti di scorie”, con il quale molti stati europei, e non, speravano di far sparire i propri rifiuti radioattivi sotto i fondali marini, con una nave appositamente modificata dai cantieri S.E.C di Viareggio. Proprio la stessa S.E.C. che gestiva la flotta della SHIFCO: compagnia somala per la pesca. SHIFCO. La compagnia SHIFCO fa base a Gaeta Latina negli stessi uffici di una società pistoiese: la PIA (Prodotti Ittici Alimentari). Titolare della PIA è Vito Panati che viene travolto poco prima delle elezioni del 94 (alle quali è candidato) da un interrogazione parlamentare dei Verdi che ipotizzano un “traffico d’armi” ricollegato, proprio, alla SHIFCO. Panati si professa all’oscuro di questi traffici. Sotto la lente d’ingrandimento una nave della compagnia: la “21 Ottobre II”. La nave dovrebbe trasportare pesce, invece, pare che nei frigoriferi e nelle stive siano stoccati ben altre merci: AK 47, RPG e armi in genere ricollegabili a Monzer al Kassar, trafficante d’armi siriano. Anche lui legato alla SHIFCO. Altro particolare da tenere in considerazione: pare che la nave abbia attraccato anche a Beirut (ritorniamo sempre in Libano) e in Iran. Sulla pista delle armi avevano lavorato Ilaria Alpi e Miran Hrovatin prima di essere uccisi da un agguato in terra somala. A seguito delle sue indagini, Ilaria Api aveva intervistato il Sultano di Bosaso. Del nastro alla commissione d’inchiesta sulla morte della giornalista, arriveranno solo 20 minuti. E poi? Poi ci sono i rifiuti tossici e radioattivi che giungono con la stessa logica dello scambio, con armi, cooperazione o denaro sulle coste di una “Stato fantoccio” destabilizzato dalla guerriglia e dalla presenza di “corrotti” signori della guerra. Il resto è semplice chi s’interessa di questi “traffici”: o ne fa parte, o deve morire!! In un intervista a “La Repubblica“, Panati intende chiarire la propria posizione: “Noi abbiamo avuto per un breve periodo la gestione delle navi della Shifco. L’abbiamo avuta dalla Unisom 2, che è un organismo dell’Onu”. A domanda del giornalista di Repubblica se fosse collegato con la nave 21 Ottobre II (quella sospetta del traffico d’armi), Panati risponde: “Questo episodio delle armi si riferisce al 91. Mi dice cosa c’entro io se ho avuto la gestione delle navi solo a metà del 93? Non so e non posso sapere cosa è successo prima. Prima di me la flotta era gestita dalla Sec di Viareggio” In conclusione: dal porto di La Spezia e Marina di Carrara sono partite molte delle navi dei veleni affondate nel mediterraneo e nel corno d’Africa. Il ricorrere di questi porti come scali di partenza e arrivo induce a ritenere che, questa zona, sia una importante piattaforma per il varo di operazioni “illecite” riguardanti lo smaltimento dei rifiuti speciali & radioattivi e non solo. LA CENTRALE ENEA DI "ROTONDELLA" La centrale dell’Enea di Rotondella rappresenta la “pistola fumante” in questo caso di traffici radioattivi. Da qui passerà anche il noto faccendiere Giorgio Comerio “deus ex machina” e organizzatore internazionale dei venefici traffici delle “navi dei veleni”. Ma non sarà il solo, perché in zona si muovono anche tecnici nucleari di altri paesi insieme a uomini della ‘ndrangheta e appartenenti a organizzazioni criminali come la banda della Magliana. I traffici nucleari in Italia paiono essere una consuetudine. La notte tra il 28 e il 29 luglio 2013, è un evidente conferma di quanto stiamo sostenendo, rifiuti radioattivi d’Uranio irraggiato viaggiavano scortati da militari tra Rotondella (Basilicata) e l’aeroporto di Gioia del colle. Da qui fino ad Aviano, guarda caso base militare Nato. Questi elementi contestualizzati con quanto abbiamo scritto negli articoli precedenti, dovrebbero far riflettere. Considerando che si giunge sempre in zone extraterritoriali, cioé basi NATO, al termine di queste operazioni. ODM "Ocean disposal Management" "Giorgio Comerio fonda nel 93 la ODM societá registrata alle Isole Vergini Britanniche. La ODM con sede a Lugano, diramazioni a Mosca e in Africa, si occupa di qualcosa di molto particolare: ...di smaltimento di scorie nucleari. Secondo Legambiente .."Comerio e i suoi soci avrebbero gestito, dietro il paravento dei Siluri pentatori, un traffico internazionale di rifiuti radioattivi caricati su diverse "carrette" dei mari fatte poi affondare...". Giorgio Comerio si troverebbe oggi in nord Africa ...negli anni 80 partecipa alla battaglia delle Falkland...iscritto alla loggia Montecarlo, sarebbe elemento legato ai servizi segreti, anche se Lui smentirá fermamente....il destino dell'ingegnere s'incrocerebbe con quello di due delle navi piú tristemente famose...la ROSSO e la Rigel ...quelle su cui Natale de Grazia stava indagando quando morirá misteriosamente". Nella perqusizione di Garlasco (allo studio di Comerio ritrova delle carte che avrebbero a che fare con la Somalia e la morte della giornalista Ilaria Alpi e dell'operatore Milan Hrovatin (Calabria segreta parte III - Il Dispaccio). IL CAPITANO DE GRAZIA "Natale de Grazia era l'elemento di spicco di un pool d'investigatori coordinato dal p.m. Francesco Neri. Una squadra che inizia il proprio lavoro in seguito ad una denuncia dei dirigenti di Legambiente...che ben presto stringe il cerchio su una serie di affondamenti sospetti di navi nelle acque del Mediterraneo ...e al largo delle coste calabresi....Un business messo in atto per smaltire un ingente quantità di scorie nucleari ...Natale de Grazia muore proprio mentre si sta recando a La Spezia per accertamenti su una di queste navi, la ROSSO, ...che invece di affondare si arenerá sulla spiaggia di Amantea (Cosenza)... Tanti punti oscuri sulla sua morte, avvenuta proprio poco tempo dopo una breve sosta in auto grill ...il sospetto, Mai confermato, ....è che De Grazia possa essere stato uscciso" (Calabria segreta parte III - Il Dispaccio). MISTERI D'ITALIA II PUNTATA (Segue)

mercoledì 29 maggio 2024

IN MORTE DELLA “SOVRANITÀ” ITALIANA

DUBLINANTI “CIABATTANTI";FRA RABBIA & FRUSTRAZIONE Il trattato di Dublino ha stabilito, agli inizi del XXI secolo, che “il primo porto” di approdo dei “migranti” fosse il luogo di rimpatrio di questi ultimi, qualora fossero stati trovati oltre le frontiere dello stato nazione d’arrivo, in area Schengen. Queste erano, e sono rimaste, le regole che l’Unione Europea si è data, anche se i flussi di migranti agl’inizi del duemila, non erano così consistenti come in questi anni. Le "regole del gioco" sono rimaste più o meno queste, come dimostrato, negli anni, dalle navi adibite dalle ONG, dal numero di sbarchi, dai naufragi e dai morti, nonostante le vibranti proteste, a tratti dell'Italia, e di altre nazioni interessate. Siamo stati coinvolti in una vero e proprio "esodo biblico", del resto, "i ciabattanti" hanno “invaso il Bel Paese”, che nel frattempo, era diventato "brutto e pericoloso", anche a causa dell'inusuale numero di migranti che si sono riversati, senza nessun argine e filtro, sul suolo nazionale. A quel punto, le tensioni di un nazione, al centro di un pauroso declino culturale, religioso, demografico, istituzionale, democratico, economico, sociale, sono deflagrate in mille (e una) contraddizione in tutta la penisola, con governi proni, supini, imbelli "ai diktat di Bruxelles". IL CONTE KALERGI, “IL METICCIATO”: LA DISTRUZIONE DI UN IDENTITA' NAZIONALE Dopo gli ultimi sviluppi, in tema di sovranità nazionale all'interno della UE, tutto si può credere, meno che l'ondata migratoria non distribuita (a ventisette, poi a ventisei), sia da considerarsi casuale, (n.d.r. viste le innumerevoli occasioni in cui le navi delle ONG sono state “pizzicate” a fare “altro” nel mediterraneo). La visione “pan europea” del conte Kalergi, prevedeva l’Unione confederata di stati fra le varie nazioni europee, con la garanzia reciproca della “sovranità ” e il rispetto delle diverse “culture europee”, in contro tendenza alle spinte totalitarie degli anni trenta. Ma in Europa, a seguito della recessione del 2007, abbiamo assistito a grandi flussi di "migranti", che oggi, non definirei più migranti, ma "masse diseredate", confinate, guarda il caso, nei paesi, in cui si può più facilmente aggredire “la cultura giudaico cristiana". Cioè, in paesi dove "la secolarizzazione" della religione e delle culture, ha reso (e rende), (visto il numero di coloro che si sono insediati sul territorio nazionale), più facile un “meticciato", un frazionamento culturale, religioso, perché non regolato da politiche d’integrazione nazionali di forte adesione alla lingua, alla cultura e alle tradizioni del paese d’approdo, da parte dei migranti. Perché anch’esso (il paese) privo, o a debole presenza, di una "vera e propria identità nazionale"! Quale miglior candidata, se non l'Italia? Se anche il “piano Kalergi”, fosse solo una reinterpretazione manipolata di “Hosik”, quanto sta accadendo, non è così lontano da una “sostituzione etnica” di fatto, con flussi asiatici e africani, numericamente sproporzionati rispetto ai cittadini presenti sui territori nazionali d’approdo! Quale “miglior” strategia, per l’Unione Europea, nel opporsi efficacemente ad un “insostenibile accoglienza”? Del resto come sappiamo da tempo la UE, pur essendo “il governo degli Stati aderenti” (al folle progetto dell’Unione), non è interessata al benessere e alle sorti (migliori e progressive) delle società dei paesi aderenti, ma bensì persegue strategie del tutto autonome, come: il sostegno armato a Zelensky e la guerra in Ucraina! Nazione perno, del dissennato disegno “d'infiltrazione”: l'Italia! La nazione che, al meglio, rappresenta l’inconsistenza dell’identità nazionale, già individuata con la famigerata "espressione geografica", dal Metternich, prima (di una sospetta) "unità del paese (1860)", sotto l’apparente guida dei Savoia, teleguidata da massonerie (e diplomazie) delle corti europee franco - inglesi! Pertanto, per l’Italia, si decise la foma di "nazione a sovranità limitata": una sorta di "protettorato", cioè a dire, una nazione “creata in laboratorio”, etero diretta da altre potenze, ma da contrapporre agli imperi centrali: Prussia e Austria Ungheria (nello scenario geo politico dei primi del 900). "1943 L'ARMISTIZIO”, INNO E TRICOLORE FRA SAVOIA E FASCISMO «Noi siamo da secoli calpesti, derisi perché non siam Popolo, perché siam divisi: raccolgaci un'unica, bandiera, una speme: di fonderci insieme già l'ora suonò.» Questa è la seconda strofa dell’inno nazionale che negli anni, recenti, ha subito sorti alterne, passando dall’araldica postura dei “nazionali ascoltanti”, alla più conosciuta rappresentazione dell’inno, con: i “nazionali cantanti”, ma soltanto la prima strofa, cantata, mai la seconda! Che svelerebbe (in un sola terzina) tutta la perfida doppiezza della natura italica, pronta a vendersi “perché divisa”, e per questo “calpesta”, perché senza onore e dignità di nazione, legata “pluribus uno”, alla medesima sorte! La “provincialissima” visione del “Franza o Spagna purché se magna..” , mai fu smentita da ottocento anni a questa parte, dopo che Dante mise definitivamente il sigillo alla “natura dell’Italia” e dei suoi “loschi” abitanti: «Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!» (Purgatorio, canto VI, vv. 76-78) La parafrasi è: «Povera Italia ridotta in schiavitù, dimora di sofferenza, nave alla deriva nel pieno della tempesta, non più signora dei popoli, ma luogo di prostituzione!». L'inno nazionale di “Mameli” la “divina commedia” sono da sempre la "spia", della discordia e della mancanza di unità nazionale, di quanto siano bistrattate le sorti dell'Italietta che, nel 1919, con il "bolscevismo" alle porte, entra nella seconda guerra mondiale, proprio "contro coloro che l'avevano unita", grazie alla montante avversione al sovvertimento del "status quo coloniale". Ne esce (dalla guerra) con una "resa senza condizioni" che ci umilia, ancor oggi, negli allegati segreti al trattato del 10 febbraio 1947, di Versailles, allegati ai quali, neanche i parlamentari possono accedere con interpellanza, senza vedersi opporre "L'OMMISSIS", il segreto di stato, a ottant’anni dalla fine della guerra!!! Puro ORRORE istituzionale, affronto alla libertà, ai diritti dei “sudditi italioti” che sappiamo sottoposti, alla più ampia limitazione, di status di cittadini, derivante dalla "forma" di protettorato (anglo - americano) che a questo condizione ci ha ridotto. In combinato disposto, con le “sinistre”, da sempre avverse all’orgoglio patrio e allo spirito di nazione, che bollarono, sin dalla fine della guerra, come “apologia di fascismo” lo sventolar di bandiera tricolore! Solo due le eccezioni ammesse: le vittorie della nazionale e quella della Ferrari. In altre occasioni, si sarebbe stati tacciati, con alterigia e “sospetto”, di essere “nostalgici” del ventennio “fascio littoriale”, fondamentale passaggio della nostra storia moderna, abiurato, occultato, sepolto, per non dare l’idea di un “risorgente” fascismo che, per contrappasso, ha sempre “aleggiato” in tutti momenti più drammatici della Repubblica (Latino mediterranea), come insulto e vergogna, per la sovranità della "democraticissima" repubblica delle banane, chiamata Italia. ITALIA, “CENERENTOLA 2024” Oggi, sappiamo esattamente che cosa è stata, e cos’è, l’Italia per la UE: una “satrapia” da saccheggiare a proprio piacere, (secondo gli stili ottocenteschi), un campo di concentramento per “ciabattanti”, del mondo, che non servono al sistema Europa, del resto quelli utili alla causa economica sono stati inseriti negli altri stati europei, secondo la regola dei “Dublinanti”: “se sei feccia resti in Italia!” Del resto l’Unione non brilla per tassi demografici, ma brilla come “tasse” per la “causa Europea”, diversissima, (la causa), dagli interessi dei popoli che la “foraggiano”, visto che, con questi danari ha favorito l’acquisto di “misteriosi sieri” (chiamati vaccini) presso multinazionali farmaceutiche, per miliardi. Oggi però, la UE, è sotto inchiesta, in Gran Bretagna, per gli effetti dei “vaccini” somministrati e per le conseguenze, oltre che per procedure stesse che hanno dato luogo a crimini gravissimi! Incredibile a dirsi, l’Italia, al contrario, è, e resta, il laboratorio per: - [ ] esperimenti medici della UE, dalle mascherine obbligatorie, al green pass, ai vaccini, pandemie, - [ ] esperimenti sociali: dall’invasione dei “ciabattanti”, alle città “green, smart” con incorporato il modello cinese (da uno spicchio all’altro della metropoli), cinque G, - [ ] esperimenti sul clima: dalle scie chimiche alle vetture elettriche con colonnine di ricarica annesse, - [ ] esperimenti genetici e sui virus: con lavoratori BLVS4 ad alta manipolazione genetica di virus e dna distribuiti uno per regione (come quelli di Whuan, dove il grande RESET è partito). Congratulations, siete arrivati nel quarto mondo passando dal “primo”! Oggi, più che mai, siamo il vaso di Pandora di tutti i casini del globo che cosa potrebbe succedere se “qualcuno” solleva il coperchio? di Francesco Sinatti

domenica 17 marzo 2024

LA CRISI SANITARIA & IL CORONAVIRUS (17 maggio 2020)

Il mito della sanità italiana (fra le prime al mondo) ha definitivamente mostrato la propria vacua retorica da regime, come Mussolini si dichiarava pronto alla guerra totale con un esercito poco più che risorgimentale (con sagome di carri armati di legno), così la tanto decantata sanità italiana (per la quale stanziamo la cifra iperbolica di 115 mld/anno) ha mostrato in pochi giorni la "tela" di cui è fatta. Manca tutto! Dai presidi sanitari basilari come le mascherine per il personale medico, ai respiratori per la ventilazione dei pazienti, financo i 5000 posti letto di rianimazione sono pochi, paragonati ai 25.000 della Germania e i 20.000 della Francia. Spendere, spendere, spendere! Ma cosa abbiamo fatto fino ad oggi? Dove sono finiti tutti i miliardi di euro stanziati per la sanità nazionale? Il dramma del contagio, le sue statistiche giornaliere, rendono più palpabile e ben più esteso, quello che all'inizio sembrava "poco più che un influenza", e ci danno un idea più chiara del grado di impreparazione nazionale (e continentale) ad un evento epidemico epocale che farà piazza pulita di un modo di vivere e di molte "balle" (nazionali ed EU) su tutti i fronti. EUROPA? IN ORDINE SPARSO Ma peggio dell'Italia, se era possibile, se la passa l'Europa che ha definitivamente sancito il suo più plastico fallimento, con un "avanti tutti in ordine sparso", favorendo il dilagare della pandemia in tutto il continente. L'ultima mazzata all'Unione è arrivata dal fronte della totale mancanza di strategia degli eurocrati di Bruxelles, solo un balbettare confuso e senza senso, nessun protocollo condiviso a ventisette, ma soprattutto nessuna misura di prenvenzione in Francia, Germania e Spagna considerate nazioni appartenenti ad un altro continente in piena epidemia! Una figura di "merda", non trovo parole migliori, per definire il "laissez faire" degno del peggior liberismo che si poteva attuare nella sfera della salute pubblica. Dopo tutte le dimostrazioni di assordante assenza, platealmente culminate a reti unificate nelle parole della neo presidente BCE Lagarde, in piena "crisi finanziaria da pandemia", le istituzioni europee non battono ciglio di fronte alla loro improvvisa "evaporazione" surclassate da un virus. Al rientro dalla quarantena saranno spazzate via definitivamente dalla loro evidente improntitudine? Chi si fiderà ancora di Dombrowski, Lagarde e Von Der Layen, alla fine del contagio morboso che avrà ridotto l'economia continentale ad una ammasso di macerie? A casa mia si direbbe: "ma avete ancora la faccia a C... di parlare? Dopo tutto questo?" UN ITALEXIT INVOLONTARIA L'Italia si attrezzi con strumenti autarchici da "ventennio" perché, mentre i "nostri media" parlavano di risorgente fascismo e "resistenza" (a cosa?), ci siamo "dimenticati" che le mascherine per il virus non si fabbricano e non si trovano sul territorio nazionale! Incredibile a dirsi, i paesi che ce le avevano vendute le hanno bloccate alle frontiere di Schengen, ultimo baluardo dell'unione caduto sotto i colpi del più becero "sovranismo" di matrice europea. Mentre Tv e talk show nazionali ne sciorinano i bollettini e ne suonano la gran cassa, nessun parla di un Europa, cosi concepita, come la peggior dittatura dopo l'avvento di Hitler e Stalin! Sarà forse la pandemia, con i suoi morti, a farci riaprire gli occhi? Chissà .. Oggi, non circolano nemmeno le merci nella "democraticissima" Europa, culla della Storia del mondo, mostrando, in questa circostanza, tutto l'egoismo "leviatanico" in un crescendo d'inaudita ferocia, alla "homo hominis lupus", che nemmeno Hobbes, nelle sue migliori intuizioni, sarebbe riuscito ad immaginare nel ventunesimo secolo, facendo cosi passare la Cina come campione d'eccellenza sanitaria, dopo essere stata l'untore mondiale del virus!

lunedì 11 dicembre 2023

L' ULTIMA CENA

STOCCAFISSO & AFFARI. 

E’ proprio la cronaca che ci da l’occasione di rivedere intorno ad un tavolo tutti i protagonisti dell’economia Apuana e del gotha del marmo. Si ritrovano in un noto locale di Carrara per mangiare un piatto di baccalà e parlare d’affari.  Sono tutti buongustai, non manca nessuno di quelli che contano.

Saracinesche abbassate, il locale è off – limit per l’occasione: è con queste cene che si sono cambiati gli assetti societari delle più importanti aziende del lapideo?

Di sicuro i personaggi che ritroviamo non sono casuali. Coincidenza vuole che attorno al tavolo il primo nome blasonato è quello di Enrico Bogazzi. Poteva mancare forse il suo commercialista di fiducia? No, ovviamente è presente anche Giulio Andreani. Quello che però attira ulteriormente l’attenzione sono i nomi di: Andrea Rossi (detto “il Fiorino”) e Alberto Franchi, gli stessi a cui Bogazzi ha ceduto le quote di partecipazione nelle cave di Carrara.

Un rafforzamento della lobby o una provvidenziale uscita di scena con incasso, prima che accada qualcosa? Chi e cosa ha consigliato all’armatore di farsi da parte? E gli incendi che hanno costellato l’Area ASI?

Il 2011 per l’ASI è stato un anno “terribile”, anzi diremo un anno di “fuoco”. Si comincia con l’incendio della SEI (la Società Elettrotecnica Italiana) in agosto, ovviamente di matrice dolosa. Ricordiamo però che a luglio, poco distante, va a fuoco Erre Erre (nell’articolo “sprechi organizzati” avevamo ipotizzato la matrice mafiosa, al contrario di quanto sosteneva la Procura di Massa), mentre a settembre vanno a fuoco un capannone di camion in area ASI. Considerando che ASI è strettamente collegata al settore del marmo non possiamo trascurare le incursioni sospette e i furti alla Progetto Carrara Spa, inserita nella “strada dei marmi” (la stessa dove ritroviamo Gaetano Farro vedi http://www.inchiostroscomodo.com/?p=376  ).

MINACCE?  

Intimidazioni rivolte ad ASI e quindi, indirettamente, a Bogazzi che ne è il principale azionista? Facciamo un passo indietro. Colpo di scena! Bogazzi decide in pieno 2009 di uscire dal settore del marmo. Non è dato sapere il perché. Sta di fatto che vende le proprie quote ad Andrea Rossi (“il Fiorino”) e Alberto Franchi. Ma chi sono? Gli stessi presenti alla cena dello “stoccaffisso”? Già, proprio loro.

Come riportano quotidiani locali:

“È sull’aspetto economico legato alle due operazioni che hanno ridisegnato gli assetti del mondo del lapideo (entrambe curate dal tributarista Giulio Andreani) ma non solo, che si sono concentrati gli articoli di riviste on-line come Newsfood.com e TopLegal.it. Ma qual è la cosa che è stata evidenziata dagli esperti di finanza? Che i prezzi di trasferimento delle azioni entrati in gioco per la Marmi Carrara e la Vennai sono risultati superiori a quattro volte il volume di affari delle stesse aziende. Un multiplo assolutamente elevato, considerando che – come sottolineano gli esperti – normalmente, quando si parla di passaggi azionari in altre aziende non si arriva neppure a superare di una volta il volume di affari. Per Marmi Carrara e Vennai si è sborsato invece il quadruplo del volume di affari prodotto dalle aziende. Le cave vendute a peso d’oro – Ottanta milioni di euro. Prezzi di trasferimento altissimi. Tutto questo per comprare le cave (o meglio buona parte) di marmo di Carrara”.

E ancora:

“Enrico Bogazzi che ha scelto deliberatamente di cedere il proprio pacchetto azionario a Franchi e Rossi, snobbando le avances di gruppi stranieri che si erano affacciati sull’uscio del colosso del lapideo nato dalle ceneri della Imeg. Quell’azienda, per intenderci che controlla quasi tutta la produzione di marmo che esce dalle cave apuane”.

Quante cose andrebbero dette su Sam – Imeg e le sue origini. In parte le abbiamo riportate, come la circostanza che il suo amministratore era cognato di Buscemi (noto Boss di Cosa Nostra).

Cosa Nostra aveva diversi investimenti in zona. All’inizio i riflettori vengono orientati sulla Sam-Imeg, acquistata dal gruppo Ferruzzi. Gruppo guidato da Raul Gardini, spregiudicato capitano d’industria suicidatosi allo scoppiare dello scandalo “mani pulite”. Gardini avrebbe fatto entrare nella Calcestruzzi (di Ravenna) la mafia. In un secondo momento la Calcestruzzi porta a termine consistenti affari tra cui l’acquisto de “La Sam” e “Imeg” che detenevano il 65% delle cave. L’omicidio dell’imprenditore Alessio Gozzani riporta in primo piano proprio le due società (9 aprile del 91). L’imprenditore aveva cercato in tutti i modi di ostacolare Girolamo Cimino presidente della Sam – Imeg, cognato niente meno che del boss di Cosa Nostra Antonino Buscemi.

Non è tuttavia da trascurare un possibile passaggio di testimone negli affari delle cave fra Cosa Nostra e Camorra, proprio in quel periodo. Potrebbe rivelarsi utile seguire la pista del clan Nuvoletta alleato con il famoso boss della Versilia, Carmelo Musumeci, affiliato ai catanesi. Il litorale ligure – toscano che va da La Spezia a Livorno, era costellato di alleanze fra le due organizzazioni che sfumavano l’una dentro l’altra. Non deve sorprendere, quindi, che molti affari precedentemente di Cosa Nostra siano passati di mano (quasi automaticamente) alla Camorra dopo il 94. In concomitanza con il fallimento della strategia della tensione di Totò Riina. Anche le cave rientrano in questi passaggi di consegne sul territorio? Sam – Imeg che aveva come presidente Girolamo Cimino del clan Buscetta, al famigerato passaggio di consegne, vede coinvolti uomini affiliati alla Camorra? La Camorra gestisce indirettamente alcune cave a Carrara? Quali? E i calabresi? Gli incendi nell’Area Asi sono un segnale di matrice criminosa? Qual è il messaggio? I Casalesi (sospettiamo tramite il clan Saetta) probabilmente sono autori di altri incendi contro attività commerciali della zona. E’ in atto un salto di qualità criminale?