giovedì 6 ottobre 2022

L'ORO DELLE BANCHE CENTRALI DI UNGHERIA & POLONIA E L'INTEGRITA' DELLA COMUNITÁ EUROPEA


 Cosa potrebbe accadere in futuro all'integrità della Comunità Europea, se due dei passaggi piú delicati: Brexit e l'elezione del nuovo parlamento Europeo (26 maggio 2019), dovessero essere di segno avverso all'unità dell'unione? 

 

Cioè a dire, se la Brexit non trovasse un "soft landing" che tenga l'Inghilterra, se non integrata, legata commercialmente alla comunità europea, ed alle elezioni prossime venture per il parlamento europeo prevalessero - come sembra - i c.d. "Sovranisti e populisti"? 

 

Lo "spread" Bund - Btp sembra dirci che anche l'Italia (che ha già un "alchemico" governo "sovranista e populista") farà parte di questo pericolosissimo giro di valzer sull'orlo della speculazione finanziaria dei mercati internazionali, dandoci in tempo reale, un segnale dell'eventuale divaricazione fra alcuni dei piú importanti 27 paesi che compongono l'Unione comunitaria.

 

Le politiche delle banche centrali (di almeno due) dei quattro paesi del patto di Visegrad (UNGHERIA & POLONIA) sembrano già darci un orientamento su quanto è alta "la febbre" all'interno dell'Unione.

 

l'Italia e i Quattro di Visegrad potrebbero essere spinti, dallo sconsiderato "tiro alla fune" delle istituzioni comunitarie sulle politiche di austerity e di bilancio, nell'orbita russa, proprio per l'incapacità delle istituzioni comunitarie di mantenere l'unità economico e sociale dell'area. 

 

Okkio! A questo tornante della Storia il rischio è quello di trovarsi un "EUROPA" divisa, con diversi paesi "satellite" sotto l'influenza di una potenza "regionale", la RUSSIA, rovesciando il paradigma dell' "OPERAZIONE BARBAROSSA" e dell'ambizione Napoleonica post Austerliz.

 

Questi segnali sembrano trovare piú di un fondamento in alcune scelte delle banche centrali di Ungheria e Polonia:

 

"...l’Ungheria, nella prima metà di ottobre ha addirittura decuplicato le riserve aurifere. A rivelare gli acquisti è stata la banca centrale magiara, che ora possiede 31,5 tonnellate di metallo, contro le 3,1 tonnellate che aveva a fine settembre. 

L’oro – che le autorità monetarie hanno specificato essere «in forma fisica» e custodito in patria – ha un valore di circa 1,24 miliardi di dollari e la stessa Magyar Nemzeti Bank (Mnb) afferma che a questo punto rappresenta il 4,4% del totale delle riserve del Paese. In assoluto il metallo custodito dall’Ungheria non è moltissimo...a stupire è piuttosto la rapidità con cui Budapest ha moltiplicato le riserve aurifere, che ha lasciato perplessi alcuni analisti. 

 

... Il governatore della Mnb, Gyorgy Matolcsy, ha dichiarato che si è trattato di una decisione «di importanza strategica» sotto il profilo economico e nazionale e ha fatto un vago riferimento all’esigenza di aumentare la «sicurezza» delle riserve.

 

...Parco di dettagli tecnici, Matolcsy non ha risparmiato la retorica, ricordando la storia dell’Ungheria – che nel Medio Evo era nota per le sue miniere d’oro – e rievocando la vicenda di uno dei treni d’oro dei nazisti, intercettato in Austria dalle forze americane nel 1946.....

 

La scelta dell’Ungheria in fin dei conti sembra avere soprattutto un contenuto politico, probabilmente orientato a rafforzare il consenso dell’opinione pubblica interna, dopo le reprimende della Ue. 

 

.... Nel 2018 gli acquisti di oro del cosiddetto settore ufficiale sono «di gran lunga ai massimi da sei anni», hanno fatto notare gli analisti di Macquarie, stimando che ammontassero a 264 tonnellate a fine settembre. 

 

Sempre nell’Europa orientale, anche la Polonia – un altro Paese membro della Ue ma non dell’Eurozona – si sta muovendo nella stessa direzione dell’Ungheria. Varsavia, che fino a quest’estate non aveva toccato le riserve dal 1998, ha comprato altre 4,4 tonnellate di oro a settembre, in aggiunta alle 9 già comprate tra luglio e agosto. Gli ultimi acquisti, segnalato dal Fondo monetario internazionale (Fmi), portano le riserve polacche a 117 tonnellate, un record da almeno 35 anni".

 

(Fonte Sole 24 ore, 18 ottobre 2018, Sissi Bellomo)

 

Queste improvvise e repentine mosse delle banche centrali di Ungheria e Polonia sebrano segnalare non solo l'incertezza che si respira sui mercati internazionali ed europei.

 

"...Ma cosa rende l'oro fisico cosi speciale? Abbiamo pensato di chiederlo alle dirette interessate, ponendogli la seguente domanda: poichè numerose banche centrali attorno al mondo detengono riserve auree... 

Cosa puó spingere una banca Centrale a detenere questo asset in così grandi quantità?

 

Ecco, in sintesi, cosa ci hanno risposto. A dirla tutta, le ragioni sono tante…

Le ragioni del perché le banche centrali detengono oro in grandi quantità sono molteplici.

 

Ricorrendo alle esatte parole utilizzate dai loro uffici stampa, ecco le definizioni più gettonate per il metallo giallo conservato nei loro caveaux e del perché lì vi si trovi:

 

   -   un’assicurazione in caso di crisi

- un piano B contro eventi imprevedibili,

- una forma di assicurazione

- un porto sicuro

o, come preferisce descriverlo la Banca d’Inghilterra, è un “war chest” [forziere per munizioni] o, in gergo civile, una risorsa perfetta in caso di emergenza.

 

Molte di loro, inoltre, hanno menzionato la facilità di liquidazione dell’oro e la possibilità di poterlo vendere con facilità anche a soggetti stranieri in caso si voglia ottenere valuta estera per gestire improvvise crisi di liquidità o svalutazioni o, più raramente, l’andamento del cambio della valuta nazionale sul FOREX.

 

Sottolineato più volte, è stato il ruolo dell’oro come scudo contro l’inflazione il che spiega perché le banche centrali vedano al prezzo del metallo nobile quale termometro dell’inflazione corrente e barometro di quella futura.

 

Molti istituti hanno anche precisato che l’oro fisico, per via di alcuni suoi tratti unici quali: l’essere scarsamente disponibile in natura ed il dover essere estratto attraverso processi di lavoro intensivi, è privo di rischio di controparte e poiché non viene emesso a piacere da alcun governo, non porta con sé il rischio di insolvenza dell’emittente [cosa che invece assilla tutti gli strumenti cartacei negoziabili sui mercati finanziari ndr].

 

Tra le potenzialità dell’oro fisico, alcune hanno anche enumerato, seppure a mezza bocca, il fatto che si possa trarre profitto dal suo affitto attraverso prestiti o gold swaps.

 

Curiosamente, nonostante sia una pratica molto diffusa nel settore bancario, in poche hanno confessato di praticare direttamente il prestito aureo: un’altra prova dell’assoluta segretezza che circonda i rapporti ufficiali sullo scambio e prestito di metallo giallo tra istituti bancari, un mercato che vede i suoi cardini principalmente nelle roccaforti di Londra, Parigi e Berna.

 

Infine, sono stati citati anche i benefici della diversificazione attraverso l’acquisto di oro: il suo prezzo, infatti, non sembra rispondere alle notizie finanziarie tanto quanto ci hanno abituato altri asset quali obbligazioni, azioni o derivati, ed in più non è correlato al prezzo di nessun altro asset collaterale. Ciò rende indubbiamente l’oro un fattore di stabilità all’interno di un portafoglio investimenti.

 

Il supporto mostrato dalle banche centrali di mezzo mondo a favore dell’oro fisico quale scudo contro l’inflazione, elemento profittevole e diversificante, soluzione salvagente nei momenti di difficoltà, rende il 2018 l’anno in cui si sta registrando l’entusiasmo più forte degli ultimi 10 anni nei confronti del metallo giallo" (23 marzo 2018, fonte: Staff DeshGold).

 

Quali sono i "veri" motivi che hanno indotto le banche centrali di Ungheria e Polonia ad aumentare cosi rapidamente le loro riserve d'oro fisico?

 

sabato 2 aprile 2022

L'INUTILE SACRICIFICIO DEI GIORNALISTI INVESTIGATIVI; ITALIA ULTIMA FRA I PAESI UE PER IL DIRITTO DI CRONACA E LIBERTA' DI PENSIERO

 

"THE GIORNALISTI"
 
Il 2018 ha dimostrato quanto sia in pericolo uno dei pilastri di quelle che si fanno chiamare "democrazie occidentali": la libertà di pensiero e piú ampiamente il diritto di cronaca.

"...preoccupante calco dell'indagine sull'assassinio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, l'omicidio di Jan Kuciak, giovanissimo reporter investigativo slovacco del sito Aktuality.sk,..... (lo scorso 22 febbraio) ha ora degli esecutori materiali - tre uomini e una donna - ma non uno straccio di movente. Né - ed e quel che più importa - dei mandanti..." (fonte Repubblica)

 L'escalation contro i giornalisti d'inchiesta si fa piu' pesante quando poco meno di un anno dopo:

"...Una giornalista televisiva è stata brutalmente stuprata e assassinata a Ruse, città della Bulgaria settentrionale....la 30enne Viktoria Marinova, presentatrice di una trasmissione di attualità dell'emittente cittadina TVN, è stato ritrovato in parco dove la donna faceva jogging. A dare la notizia, il procuratore regionale di Ruse, Georgy Georgiev..." (fonte Corriere della Sera)

Culminando nell'ultimo agghiacciante episodio di cronaca avvenuto in Turchia solo qualche settimana fa', con:

"....Il brutale omicidio del giornalista saudita residente negli Stati Uniti, Jamal Khashoggi, avvenuto nel consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul.... Ma il suo caso non è isolato. Secondo l’International press institute, la violenza contro i giornalisti e l’impunità nei confronti di chi commette crimini contro di loro oggi sono "due delle principali minacce alla libertà dei mezzi di informazione nel mondo".
(fonte L' Internazionale).

In Italia, pur dando notizia di questi crimini, non vi è nessun dibattito sulla figura del giornalista d'inchiesta, un giornalismo diverso che non puó rimanere "sacrificato" fra i giornalisti sportivi - (da rotocalco TG) & gli "sceriffi" dell'informazione.

Chi può decidere chi controlla il "manovratore?
Nelle democrazie anglosassoni il rispetto dell'informazione e il controllo del sistema è ben più praticato ed evoluto, in Italia, quando non si riesce ad inchiodare i colpevoli di efferati assassini di giornalisti (vedi il caso Alpi) si parla di "misteri", di "notte della Repubblica", di "omissis", di inaccettabili reticenze di organi istituzionali e dello stato, più simili a dittature che ligi alle regole di una "democrazia" che comunque viaggia su doppio binario morale.

Tutto ciò è INA -CETTA-BI-LE per la tutela dell'informazione, molto declamata, ma poco "misurata, al punto che l'Italia si aggira attorno al 60 posto fra i paesi più evoluti, cioè a dire più vicino a "democrazie" post coloniali, piuttosto che quelle Europee.
 
Una responsabilitá gravissima in concorso fra: politica, "informazione ed istituzioni che non hanno preso in considerazione di presentare un disegno di legge che, tuteli e separi questa figura, da colleghi che non rischiano la vita per informare i cittadini.

DA "DON CHISCIOTTE", AD UN SERIO DIBATTITO SULLA FIGURA PROFESSIONALE

Non è un caso che il giornalista d'inchiesta spesso sconfini, per fatti di cronaca, in questioni di mafia, per il fatto di essere "solo", spesso - peró - viste i panni del Don Chisciotte, che rischia la vita, per fare approfondimento o svolgere inchieste.

Seguono attentati, minacce e intimidazioni, evidentemente si pensa che sia un prezzo da pagare per svolgere questo tipo di informazione. E' accettabile che si continui a presentare "tali soggetti"come reliquie di San Gennaro? Tutto ció, una vergogna che spesso passa inosservata. Il giornalista che si batte per la libertá di tutti, non è un mestiere praticabile contro multinalzionali del crimine come Mafia SPA.

In assenza di dibattito, nessuno si preoccupa dello stato in cui langue il giornalismo D'INCHIESTA (in Italia), strumento che dovrebbe controllare il tasso di DEMOCRAZIA e libera informazione (oltre alle disfunzioni connesse), confinando un professionista del servizio pubblico ad arcaica figura (emarginata e snobbata) che racconta delle veritá incofessabili come un accidente del destino?

Non è ammmissibile che nel ventunesimo secolo si pensi ANCORA di non fare chiarezza sulle tutele di coloro che sono in prima linea contro le MAFIE del paese, come si puó pretendere di non dotare questa figura (necessaria per il controllo del sistema paese) di strumenti e di una struttura di tutele professionale adeguata, oltre ad un inquadramento specifico?

Tutte domande da rivolgere al legislatore e agli organi di rappresentanza perchè si attivino in un percorso di definizione di figura professionale con competenze cosi necessarie ad un paese che si definisce "moderna" democrazia.


L'INTIMIDAZIONE COME REGOLA

"Temo ritorsioni nei miei confronti da parte degli Spada e ho paura per la mia incolumità e per quella dei miei famigliari".

Così il giornalista Daniele Piervincenzi, sentito a sommarie informazioni il 13 novembre, in merito all’aggressione da parte di Roberto Spada avvenuta a Ostia lo scorso 7 novembre ai danni anche dell’operatore della trasmissione 'Nemo' Edoardo Anselmi...(fonte, ADN Kronos)

Più recentemente...

"L’inviato di Report Federico Ruffo è stato vittima la scorsa notte di un tentato attentato incendiario nella sua abitazione......lautore dell’inchiesta sulla morte di un collaboratore della Juventus coinvolto nel bagarinaggio e sui rapporti tra ‘ndrangheta, ultras e alcuni dirigenti della società bianconera, è stato sorpreso intorno alle 4 del mattino da ignoti che hanno cosparso di benzina prima l‘ingresso dello stabile in cui vive insieme alla famiglia, poi il pianerottolo e la porta d’ingresso del suo appartamento, con l’apparente intento di darlo alle fiamme......." (fonte, Report)

Il tema dell'intimidazione è successivo all'indagine, di solito, ma si puó ESSERE "intercettatti" e fatti oggetto d'intimidazioni, anche solo verbali, preventivamente, visto che spesso le "fonti" non sono "asettiche" rispetto al contesto ambientale in cui si opera.
 
Come si puó facilmente intuire, dagli spezzoni inseriti ad incipit, il giornalista, per il solo fatto di essere "solo" diventa facile bersaglio della ritorsione intimidatoria che segue alla denuncia. Tanto piú eclatante, quanto piú gli interessi in gioco sono ingenti e rilevanti, fino all'esecuzione vera e propria (spesso preceduta da avvertimenti).

I rischi connessi a questa professione sono di molto sottovalutati e spesso sfociano in tragedie annunciate, investigando si puó arrivare a toccare interessi e individui ad "un passo da Dio". Questi "signori" non gradiscono attenzioni e hanno metodi "spicci" che non lasciano spazio a repliche e "Bon ton", evidente, pertanto, l'asimmettria fra il POTERE dell'informazione e la replica di vere e proprie lobby criminali e mafiose.


LA SCORTA AL GIORNALISTA, IL FALLIMENTO DELLO STATO

".....Da agosto 2014, a causa delle continue minacce e dopo l'incendio della porta di casa, vive sotto scorta dei Carabinieri. Il Procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, che indaga sulla mafia delle province di Siracusa e Ragusa, nel dicembre del 2017 ha lanciato un ulteriore allarme sui rischi per la vita di Borrometi, in un'intervista a Fan Page, dicendo che: “se c’è un giornalista che rischia la vita in Italia questo è Paolo Borrometi”.
Per questa motivazione l'AGI lo trasferì da Ragusa a Roma. Anche a Roma continuerà a ricevere pesanti minacce di morte anche sui social network..." (fonte, Wikipedia)

Un giornalista con la "SCORTA" è la rappresentazione plastica di un informazione fatta ostaggio, accerchiata da un SISTEMA nel SISTEMA, che dall'Italia pre Unitaria, si fa "parastato", "gattopardo" fra le istituzioni, che accerchia e avvelena il valore fondanti di una DEMOCRAZIA, "giovane", come quella Italiana: la libertá di cronaca!

L'accerchiamento è palpabile in un paese dove arriva sempre "qualcuno", un attimo prima degli inquirenti, o in mezzo a loro, a far sparire: la Borsa di Moro, il quaderno "ROSSO" di Borsellino, i reportage "tagliati" di Ilaria Alpi, la cassetta scomparsa dalla scrivania di ROSTAGNO etc etc.

"La Mano del Puparo" è lunga e si muove sempre piú rapida di una  "GIUSTIZIA" che spesso balbetta di fronte ai grandi misteri del paese. Perchè? Perchè certe "veritá" non si devono conoscere, quindi "certi" giornalisti non devono raggiungere la ribalta dell'informazione, devono rimanere "sacrificati" alla testimonianza al reportage di approfondimento trasmesso a notte fonda.


ACCERCHIATI

Le decine operazioni antimafia che vengono lanciate dagli inquirenti, in ogni parte del paese, ci danno il grado di "avviluppamento" del sistema economico del paese fra i tentacoli della piovra mafiosa. Sono presenti in ogni attivitá economica redditizia che permette di riciclare la "mostrousa" quantità di denaro che muove MAFIA SPA, il contrasto è "IMPARI", il sistema economico si è mosso seguendo la linea dell'appalto (oltre che quella del caffè) e quindi la linea che Sciascia:

“Forse tutta l’Italia sta diventando Sicilia…
A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale:gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno … la linea della palma…Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato…E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia …”
(Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta, 1961)

Sciascia lo scrive nel 61, è passato piú di mezzo secolo di "lotta alla Mafia", i risultati sono sotto gli occhi di tutti. L'Italia è letteralmente colonizzata da tutte Le MAFIE locali con l'aggiunta delle NEO MAFIE estere (cinese,nigeriana, albanese, russa etc etc.).

Qualcosa è anadato storto? Pare proprio di si!

Solo recentemente si è notata una maggiore attenzione al tema "Mafia", ma ancora al primo punto del programma di (ogni) GOVERNO Nazionale non c'è questa battaglia per il RECUPERO di centinaia di miliardi dell economia parallela dell'illegalitá mafiosa.

QUANTO VALE IL "BRAND MAFIA"

Molto, non solo in termini finanziari, ma soprattutto in termini CULTURALI, l'idea del "PADRINO anni 70" ha allungato un aura di forte suggestione popolare, al punto di ritrovare la colonna sonora suonata al funerale del boss dei "Casamonica" a Roma.

La banalitá del male fa premio anche sulla percezione  che si ha dei "mafiosi", la SERIE GOMORRA non ha portato successo, e soldi, solo alla casa editrice e all'autore della saga, ma celebritá anche alla figura del mafioso (camorrista).

Al contrario di quanto accade, ai giornalisti che, invece, la devono affrontare quotidianamente che restano nella zona grigia di chi, fa un lavoro di "merda", senza (spesso) nemmeno il riconoscimento di uno stipendio per il servizio pubblico che rende al paese. Gravissimo! Accreditare una speculazione che favorisce una percezione distorta del mafioso, appunto come uomo "di successo", su territori culturalmente e socialmente fragili.

Danno triplo! Si promuove l'immagine della Mafia, si penalizza il ruolo di chi dovrebbe integrarsi con il lavoro delle istutizioni oltre a favorire la penetrazione sociale della "mentalitá mafiosa".

In effetti chi si muove sul territorio con velleitá di cronaca sul fenomeno è spesso visto con sospetto dagli organi d'informazione, dagli inquirenti, dalle procure e fin anche dagli organi politici di rappresentanza cittadina. Lo dico per esperienza personale e lavoro sul campo, è perfettemente inutile scrivere di Mafia se la societá in senso allargato non ha intenzione di "bonificarsi", di aprire gli occhi e rendersi consapevole del fenomeno.

IL PARADOSSO DI UNO STATO CHE TRATTA CON LA MAFIA

Cosa sappiamo oggi che in passato non si conosceva:

"...E’ capitato spesso ad ognuno di noi di dire che lo Stato è la vera mafia. Effettivamente non è una frase proprio scorretta, purtroppo lo Stato Italiano si è macchiato di questo abominio molte volte e probabilmente continua a farlo.
Recentemente è arrivata una sentenza storica sulle trattative Stato-Mafia, queste le parole del PM Di Matteo:

"Che la trattativa ci fosse stata non occorreva che lo dicesse questa sentenza. Ciò che emerge oggi e che viene sancito è che pezzi dello Stato si sono fatti tramite delle richieste della mafia. Mentre saltavano in aria giudici, secondo la sentenza qualcuno nello Stato aiutava Cosa nostra a cercare di ottenere i risultati che Riina e gli altri boss chiedevano. È una sentenza storica..."

Ma se lo Stato "tratta" con la Mafia che senso ha esporsi per combatterla?





domenica 5 dicembre 2021

APPUNTAMENTO A LUNI





I fari squarciano la notte, una Mercedes 250 si muove lentamente sobbalzando, ha imboccato una stradina sterrata in mezzo alla campagna nella periferia di Ortonovo 

La sagome scura scivola....nel buio fino a raggiungere...L'anfiteatro di Luni.....E notte fonda....nessuno intorno...Scendono in quattro....La luce fioca dei lampioni illumina....appena il ciglio della strada ..Tutto intorno l'anfiteatro, erba e qualche casa....I quattro cominciano a conversare..
Qualcuno si accende una sigaretta..

Un circo letto arancio intenso nel buio........sembra che si debbano spiegare qualcosa....Solo un sommesso chiacchiericcio nel silenzio notturno...di notte estiva...ad un certo punto la discussione si anima...i toni si fanno più concitati, movimenti repentini a scatti delle braccia mostrano un nervosismo crescente.

D'un tratto qualcosa non va...volano parole grosse...in tre spintonano un uomo sulla 40 con un giubbotto di jeans...che a quel punto tenta di scappare ...correndo tenta di risalire la strada sterrata a ritroso.......ma vien subito ripreso....uno sgambetto...e cade pesantemente
.....poi un colpo secco...come di legna...

Un calcio raggiunge il torace e fracassa due costole...Rimane senza fiato...Ansima Terrore tutto intorno.Lo tirano su per il bavero....E volano altri due cazzotti...Mentre le urla riecheggiano per la campagna....l'uomo reagisce disperatamente...

Un calcio e si svincola dalla presa. Scappa...ancora sghimbescio senza coordinazione perdendo il giubbotto...Imbocca risale il sentiero...ai lati di un canale di scolo di cemento rialzato...Lo riprendono per i capelli...lo sbattono violentemente con la testa contro la canale di cemento.....uno schizzo di sangue..si stampa sul cemento del muretto che sostiene la gronda.Il colpo e' fortissimo....Il disgraziato perde conoscenza...

E' una maschera di sangue,...Lo finiscono fracassandogli il volto contro lo spigolo del muro del canale scolmatore,...Lo,lasciano a terra ....senza vita...in un lago di sangue.

Il corpo viene rinvenuto la mattina dopo da un agricoltore che transita sulla strada con il trattore...verso le 7.00 Sono passate circa 4 o 5 ore dall'esecuzione...qualche metro più in lá viene rinvenuta Mercedes ...completamente bruciata... Con il lunotto esploso ed il bollo e pezzi di vetro sbruciacchiati a 150 m di distanza...Sopra l'areola bruciata e fumigante... Una scatola di preservativi ...che non presenta segni di bruciature...

domenica 17 maggio 2020

LA CRISI SANITARIA & IL CORONAVIRU

Il mito della sanità italiana (fra le prime al mondo) ha definitivamente mostrato la propria vacua retorica da regime, come Mussolini si dichiarava pronto alla guerra totale con un esercito poco più che risorgimentale (con sagome di carri armati di legno), così la tanto decantata sanità italiana (per la quale stanziamo la cifra iperbolica di 115 mld/anno) ha mostrato in pochi giorni la "tela" di cui è fatta. Manca tutto! Dai presidi sanitari basilari come le mascherine per il personale medico, ai respiratori per la ventilazione dei pazienti, financo i 5000 posti letto di rianimazione sono pochi, paragonati ai 25.000 della Germania e i 20.000 della Francia. Spendere, spendere, spendere! Ma cosa abbiamo fatto fino ad oggi? Dove sono finiti tutti i miliardi di euro stanziati per la sanità nazionale? Il dramma del contagio, le sue statistiche giornaliere, rendono più palpabile e ben più esteso, quello che all'inizio sembrava "poco più che un influenza", e ci danno un idea più chiara del grado di impreparazione nazionale (e continentale) ad un evento epidemico epocale che farà piazza pulita di un modo di vivere e di molte "balle" (nazionali ed EU) su tutti i fronti. EUROPA? IN ORDINE SPARSO Ma peggio dell'Italia, se era possibile, se la passa l'Europa che ha definitivamente sancito il suo più plastico fallimento, con un "avanti tutti in ordine sparso", favorendo il dilagare della pandemia in tutto il continente. L'ultima mazzata all'Unione è arrivata dal fronte della totale mancanza di strategia degli eurocrati di Bruxelles, solo un balbettare confuso e senza senso, nessun protocollo condiviso a ventisette, ma soprattutto nessuna misura di prenvenzione in Francia, Germania e Spagna considerate nazioni appartenenti ad un altro continente in piena epidemia! Una figura di "merda", non trovo parole migliori, per definire il "laissez faire" degno del peggior liberismo che si poteva attuare nella sfera della salute pubblica. Dopo tutte le dimostrazioni di assordante assenza, platealmente culminate a reti unificate nelle parole della neo presidente BCE Lagarde, in piena "crisi finanziaria da pandemia", le istituzioni europee non battono ciglio di fronte alla loro improvvisa "evaporazione" surclassate da un virus. Al rientro dalla quarantena saranno spazzate via definitivamente dalla loro evidente improntitudine? Chi si fiderà ancora di Dombrowski, Lagarde e Von Der Layen, alla fine del contagio morboso che avrà ridotto l'economia continentale ad una ammasso di macerie? A casa mia si direbbe: "ma avete ancora la faccia a C... di parlare? Dopo tutto questo?" UN ITALEXIT INVOLONTARIA L'Italia si attrezzi con strumenti autarchici da "ventennio" perché, mentre i "nostri media" parlavano di risorgente fascismo e "resistenza" (a cosa?), ci siamo "dimenticati" che le mascherine per il virus non si fabbricano e non si trovano sul territorio nazionale! Incredibile a dirsi, i paesi che ce le avevano vendute le hanno bloccate alle frontiere di Schengen, ultimo baluardo dell'unione caduto sotto i colpi del più becero "sovranismo" di matrice europea. Mentre Tv e talk show nazionali ne sciorinano i bollettini e ne suonano la gran cassa, nessun parla di un Europa, cosi concepita, come la peggior dittatura dopo l'avvento di Hitler e Stalin! Sarà forse la pandemia, con i suoi morti, a farci riaprire gli occhi? Chissà .. Oggi, non circolano nemmeno le merci nella "democraticissima" Europa, culla della Storia del mondo, mostrando, in questa circostanza, tutto l'egoismo "leviatanico" in un crescendo d'inaudita ferocia, alla "homo hominis lupus", che nemmeno Hobbes, nelle sue migliori intuizioni, sarebbe riuscito ad immaginare nel ventunesimo secolo, facendo cosi passare la Cina come campione d'eccellenza sanitaria, dopo essere stata l'untore mondiale del virus!

mercoledì 21 giugno 2017

MISTERI D'ITALIA: UNA LUNGA SCIA DI MORTE (I PUNTATA)



MASSA CARRARA CROCEVIA DI TRAFFICI & MISTERI INCONFESSABILI 

Molto spesso, in passato, vicende nazionali di cronaca nera si sono incrociate con la provincia di Massa Carrara, chiarendo, una volta di piú, quanto questo lembo di terra che si incunea tra l'appenino ligure e le Alpi apuane, sia strategico per le trame del  paese. Per capire quanto sia rilevante Massa Carrara nelle vicende nazionali basta rifarsi ad una vicenda dei primi anni 90, quando....

AFFARI DI COSA NOSTRA   

Cosa Nostra punta i riflettori su Sam-Imeg, acquistata dal gruppo Ferruzzi. Gruppo guidato da Raul Gardini, spregiudicato capitano d’industria suicidatosi (o suicidato?) nel luglio del 93, anche in seguito agli sviluppi di questa vicenda. Gardini avrebbe fatto entrare nella Calcestruzzi (di Ravenna) la mafia. La Calcestruzzi porta a termine, infatti, consistenti affari tra i quali, l’acquisto di "Sam” e “Imeg” che detengono il 65% delle concessioni per lo sfruttamento delle cave. 

In quel periodo, l'omicidio dell’imprenditore Alessio Gozzani, riporta in primo piano proprio le due società (9 aprile del 91). L’imprenditore aveva cercato in tutti i modi di ostacolare Girolamo Cimino, all'epoca presidente di Sam-Imeg, cognato niente meno che del boss di Cosa Nostra Antonino Buscemi. 

La vicenda finisce sotto l'occhio attento di Augusto Lama, sostituto procuratore presso la PROCURA di Massa Carrara. Il magistrato prova a scoperchiare il vaso di Pandora della Ferruzzi (nel 91)

indagando sulla vendita di SAM IMEG: "...il cui ricavato sarebbe servito poi per ripianare le perdite della societá ravennate e una parte del quale finirá anche sul conto "Gabbietta" legato al "compagno G", Primo Greganti. 

Lama trasmette il dossier alla PROCURA di Palermo ad agosto 91 (Falcone è giá a Roma). A finire peró sotto accusa è lo stesso Lama: "....per le sue esternazioni sul possibile coinvolgimento del gruppo Ferruzzi con la Mafia". (Fonte  La Voce, MARTELLI, di Pietro e le stragi). 

In breve Lama fu sospeso con procedimento disciplinare e l'inchiesta sulle infiltrazioni mafiose interrottta, come scrive il magistrato L. Tescaroli riprendendo un esternazione PUBBLICA di Falcone: "....la Mafia si è quotata in Borsa.." (attraverso il gruppo Ferruzzi). Esternazione che aveva mandato su tutte le furie Antonino Buscemi...(il quale) aveva la convinzione che Giovanni Falcone avesse compreso che dietro la quotazione in Borsa del gruppo Ferruzzi "c'era effettivamente Cosa Nostra" e che, fra quest'ultima e una frangia del partito socialista era intercorso un accordo".(n.d.r. dal libro "Perchè fu ucciso Giovanni Falcone")

Ma durante le indagini di Lama era saltato fuori ben altro intreccio che coinvolgeva la "sedicente" Loggia "C" (mistero nel mistero) e traffici d'armi riconducibili ad un certo Aldo Anghessa, anch'egli sedicente uomo dei servizi. Ma chi è Aldo Anghessa, anche conosciuto con il nome in codice "Alfa Alfa"?

Si tratta dell'agente che rivelò al sostituto procuratore della PROCURA di Reggio Calabria, F. Neri, titolare dell'inchiesta sulle navi dei veleni, i traffici d'armi, di rifiuti radioattivi, droga e titoli di stato falsi : "... Tutto controllato - dice da un livello intelligente con soggetti di classe elevata....riconducibili a logge massoniche piú o meno segrete" (la nuova Sardegna ed. Sassari "Alfa Alfa un uomo al centro di mille misteri".

INTRECCIO MAFIA & MASSONERIA 

Un intreccio solido quello che traspare da inchieste giudiziarie su Mafia e Massoneria delle logge coperte al punto che giá il deputato A. Galasso segnala, interrogazione 4/21048 in data 17.12.93, al MINISTRO di grazia e giustizia di allora che: 

" .....la Massoneria è presente in Toscana in ogni sua forma e nella provincia di Massa e Carrara esistono varie logge, sia in Lunigiana che a Massa e Carrara. Risulta Che ne facciano parte politici, giornalisti, magistrati, architetti, avvocati, oggi, nonostante ...l'inchiesta di Cordova (ex procuratore di Palmi), nessuno indagine è stata APERTA per verificare se la Massoneria rappresenta il veicolo dell'infiltrazione criminale nel POTERE economico, si parla anche di un "comitato d'affari" che determinerebbe il FALLIMENTO di aziende attraverso il controllo dei Fidi bancari in particolare ci si riferisce al settore dei rifiuti e a quello riguardante la zona APUANA in materia di ambiente, edilizia e amministrazione, sono stati presentati numerosi esposti ..che a partire dal 1986 tentano di porre all'attenzione della magistratura (n.d.r.inascoltati..) il PERICOLO derivante da un sempre più forte legame fra criminalitá organizzata, specie di stampo mafioso camorristico, potentati economici, comitati d'affari e Massoneria...molto spesso si è assistito ad archiviazione o al silenzio.....etc.etc".


TRAPANI & REGGIO CALABRIA 

Ritorniamo all'agente Alfa - Alfa al secolo Aldo Anghessa, negli anni 80' finisce in carcere per ordine della PROCURA di Massa Carrara, secondo il giudice istruttore Lama l'agente Alfa -Alfa sarebbe stato in stretto contatto con il clan siciliano dei Minore, ma l'ipotesi accusatoria non sará mai verificata nonostante che il nome di Anghessa filtri  da diverse faccende fra Trapani e Reggio Calabria risalenti proprio agli anni 80'.

IL CENTRO "SCORPIONE" & NOSTRO OPERATORE "ERCOLE"

Ora, si da il caso, che proprio a TRAPANI si trova il "centro SCORPIONE" una struttura dei servizi legata alla rete "stay behind" di Gladio con un piccolo aeroporto militare in disuso, ma molto utile alla bisogna per lo scalo  di aerei Che fanno rotta verso l'Africa...

“ Il documento è classificato come riservato: «Nostro operatore Ercole, est accreditato presso ufficio sped. Oto Melara La Spezia. Est confermato invio materiale vostro Centro come da n. 101/0. Confermata data spedizione. Disporsi adeguate ed efficienti misure copertura visiva in area per detto periodo. Per particolare riservatezza operazione richiedesi presenza Capo Centro Vicari. Eventuali difficoltà mi siano immediatamente esposte avvalendosi mezzi più solleciti. Ulteriori comunicazioni in cifra. Trasferimento da farsi con mezzi di superficie M.M. (Marina militare, ndr) per vostro deposito Favignana. Vostro specifico materiale est trasferito adiacenze ospedaliere Lenzi-Napola. Est necessario attivazione temporanea campo Milo. Immediata risposta in cifra».

Tradotto in un italiano non militare, il dispaccio afferma che “Ercole” sta per effettuare il trasporto di materiale proveniente dall’Oto Melara, un’industria bellica spezzina, destinato al Centro Scorpione. Data la delicatezza dell’operazione, viene richiesta la presenza del capo Centro, Vicari, che da fonti ufficiali risulta essere il nome di copertura di Vincenzo Li Causi. Il campo Milo, invece, dovrebbe essere il vecchio aeroporto militare di Trapani, ormai in disuso ma riattivabile all’occorrenza in poche ore. ”

"VICARI & ERCOLE"

I due personaggi sono in realtá: il maresciallo Sergio li CAUSI (deceduto a Mogadiscio nel 93) e il maresciallo Marco MANDOLINI (responsabile della sicurezza del Generale Loi nella missione ibis in Somalia, deceduto a Livorno nel 95). 
Mandolini era in collegamento diretto con il maresciallo  Vincenzo Li Causi, uomo dei servizi segreti (Sismi) operativo in terra somala. Li Causi era anche una fonte della giornalista uccisa Ilaria Alpi. Il Dispaccio rappresenta ulteriore conferma dell’esistenza di un traffico di armi e del coinvolgimento diretto dei due militari menzionati che rispondono ai nomi in codice “Ercole”, riferito a Mandolini, e  “ Vicari” riferito a Li Causi.

UN TESTIMONE SCOMODO: IL CASO ROSTAGNO

I voli su campo Milo, però, non passano inosservati, c'era qualcuno che incuriosito (o informato), si avvicina al campo filmando quanto accade durante la sosta temporanea dei C 130 militari. I traffici d'armi che si coprono con questi scali sarebbero gli stessi in cui è coinvolto Anghessa, per questo, il 26 settembre 1988, il giornalista Mauro Rostagno viene ucciso da un "commando" mafioso per esseri "occupato" troppo da vicino di ció che succedeva nel piccolo aeroporto. Stesso filo rosso che unisce Trapani con Reggio Calabria e le due città con la Somalia, destinazione finale di questi traffici. Un altra vittima "sepolta" fra ommissis e segreto di stato.

L'anello è ancora Lui, l'agente Alfa -Alfa, accusato di traffico internazionale d'armi a seguito del sequestro (al largo di Bari) della nave battente bandiera libanese "Boustany I" piena di armi e droga. All'epoca Anghessa si costituisce dicendo di essere un agente "provocatore" del SISDE (circostanza confermata direttamente dai vertici dei servizi), per poi essere coinvolto nuovamente, nel 90 e 94, sempre in inchieste per traffici di armi e droga.

Anche in questa circostanza Anghessa è estremamente preciso: nomi, date, società, rivelate al procuratore di Reggio Calabria (che indaga con Natale De Grazia sulle "navi dei veleni") la rete che traffica armi, rifiuti radioattivi, stupefacenti etc. 

"....parla della Loggia Montecarlo, ma anche di centri a Ginevra e Marbella. Un filo che porta lontano. Forse, fino alla morte di Ilaria Alpi" (fonte La Nuova Sardegna edizione Sassari, "Alfa Alfa, un uomo al centro di mille misteri").

ANCORA IL "GAROFANO ROSSO"

Fra le complesse vicende che abbiamo affrontato (Inchiostro Scomodo) nelle inchieste su Somalia: rifiuti speciali e radioattivi, traffico d’armi, navi a perdere e molte delle “misteriose” trattative che hanno segnato passaggi storici della repubblica italiana, appare spesso un partito: il PSI (partito socialista italiano).

Alcuni fra i suoi uomini più rappresentativi sono spesso protagonisti di una “storia parallela” a quella che si racconta nei libri di storia contemporanea. Un percorso alimentato da misteriosi intrecci con logge massoniche, servizi segreti, organizzazioni criminali che si mascherano dietro la cooperazione internazionale e non solo. 

Una scia di morte punteggia tutto il percorso che, alla fine degli anni 80, vede Craxi sostenere il dittatore somalo Siad Barre. Ma se parliamo della Somalia non possiamo trascurare la figura di Francesco Corneli uomo vicino al SISDE e ai servizi siriani con la copertura di una società: PETROCOM. 

Nei primi anni 90 è lui a riarmare il dittatore somalo (con la copertura del Psi?) 
In quel periodo si definisce un asse geostrategico nel quale rientrano i voli di C 130 provenienti dall’Europa dell’est, via Sicilia, che giungono in Somalia.

A questo proposito le rivelazioni anche sui traffici di rifiuti e affondamenti di navi e perdere di un ex boss della ‘ndrangheta sono una conferma:

“Della cosa…era al corrente il segretario del Psi Bettino Craxi, il quale però non seguiva questo genere di affari ma lasciava appunto che se ne occupassero i servizi. 
Giovannini stesso spiegò a Nirta (boss) che per via della troppo stretta amicizia tra lui e Craxi, nota a tutti, era meglio che in futuro i rapporti fossero tenuti da Francesco Corneli e dal colonnello Stefano Giovannone (l'uomo che arruolo' Anghessa) entrambi vicini al Sisde. Infatti il mio primo contatto avvenne telefonicamente e poi di persona nel 1987 con Corneli, che vidi al ristorante dell’Hotel Barberini di Roma.
Era in occasione dell’affare con l’Enea di Rotondella. Ci serviva la copertura al porto di Livorno per caricare i bidoni, e lui ce la procurò. Quando ci presentammo, un suo uomo ci disse che nessuno ci avrebbe disturbato, e così è stato”.
l’ex boss continua: "…molti altri affondamenti avvennero in quel periodo, almeno una trentina, organizzati da altre famiglie, ma non me ne occupai in prima persona” (da Espresso di R. Bocca).

Allo stesso modo la flotta da pesca somala regalata dalla cooperazione internazionale (per meglio dire dall’Italia) al paese, si approvvigiona al porto di Livorno di carichi sospetti con l'ammiraglia della flotta "21 ottobre II". Mentre tutto ciò accade, coloro che tentano di accertare che cosa effettivamente si maschera dietro ai voli umanitari per la Somalia e la flotta da pesca SHIFCO, vengono eliminati in una impressionante sequenza di sangue che s’intreccia con i misteri più neri di questo paese. (da "Trait d'Union" Inchiostro Scomodo)

QUANDO LA POLITICA USAVA LA NDRANGHETA COME "MANOVALANZA"

Negli anni 80 Natale Iamonte viene mandato al soggiorno obbligato prima a Pontremoli (provincia di Massa-Carrara) e successivamente a scontare gli obblighi impostigli dalla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza a Desio (Brianza). In queste terre gli Iamonte pare si siano dati da fare, lo dimostra anche il controllo che hann o guarda caso sul Locale di Sarzana guidato dai Romeo-Siviglia (di Roghudi). Passaggio chiave è la condizione che ha permesso a Natale di intrattenere (tramite l’investitura di “santista”) contatti e relazioni preziose con la così detta “zona grigia” legata a diramazioni istituzionali (deviate)? Non sembra casuale che molte delle navi dei veleni (che Fonti, pentito di ‘ndrangheta, indica proprio negli Iamonte la famiglia organizzatrice insieme ai Romeo di San Luca e i Muto) sono partite dai porti di Marina di Carrara (Ms) e La Spezia? Natale Iamonte per queste affermazioni denunciò lo stesso Fonti.....