sabato 30 settembre 2023

Napolitano, “my favourite communist”

In morte di un presidente e dell’orgoglio nazionale 



Seconda guerra, dopo guerra, prima e seconda Repubblica 


“Il migliorista”, ministro degli Esteri del “governo ombra” del PCI, è deputato dal 1953 fino al 1996 ed eurodeputato dal 1989 al 1992, prima di essere nominato senatore a vita da Azeglio Ciampi, tra il 1938 e il 1942 entra a far parte del GUF (Gruppo universitario fascista)di Napoli.


Nel 1944 entra in contatto con il gruppo di comunisti napoletani che preparano l’arrivo a Napoli di Palmiro Togliatti, l’anno dopo, 1945, aderisce al PCI, con un “tempismo” invidiabile, e viene eletto deputato nel 1953 (salvo breve parentesi della IV legislatura) è rieletto fino al 1996.


Giorgio Napolitano, può esser definito un “uomo d’apparato”, nel PCI, ricoprendo un po’ tutte le cariche interne al partito, distinguendosi nelle relazioni internazionali con gli altri partner del Russia sovietica, intrattiene rapporti con i capi di stato al di là della “cortina di ferro”, favorevole alla repressione della rivolta ungherese (1956) da parte delle truppe russe, avrà modo di “ricredersi” aprendo al dialogo con le social democrazie europee. 


A partire dal 1970, nella doppia veste, di conferenziere presso le principali università americane, e uomo del dialogo con la Ostpolitik di Willy Brandt, pur permanendo “fedele alla linea” d’intransigenza e nella ferma condanna ad Alexander Solzenycin che, in quegli anni, “da dissidente” nel regime, si dichiarava deluso dal “socialismo reale”.  


Non gli fa difetto una certa “doppiezza”, venata di “italico trasformismo”, dal momento che si trova sempre “dalla parte giusta, al momento giusto”, sarà un caso, ma la carriera politica del due volte presidente emerito, sembra avere proprio una “cifra” in questa attitudine, che dire…”doppia”.


Il confronto con Berlinguer e la “convergenza con il partito socialista”


Napolitano, l’uomo giusto al posto giusto. “L’americano”, dentro al PCI,negli anni della “guerra fredda”, sarà esponente dell’opposizione interna alla corrente Berlinguer, auspicando la convergenza con le socialdemocrazie europee, punto d’approdo della “linea riformista” del partito, piuttosto che la linea dell’arroccamento sulla “lotta di classe”, che distingueva, più chiaramente, il PCI nazionale dai “fratellastri” socialisti.


“…Nel 1985 affermava che il riformismo europeo è «il punto di approdo del PCI». Dal 1986 dirige nel partito la commissione per la politica estera e le relazioni internazionali. In quegli anni all'interno del partito prevale, in politica estera, la linea di Napolitano di "piena e leale" solidarietà agli Stati Uniti d'America e alla NATOHenry Kissinger dichiarò in seguito come Napolitano fosse il suo comunista preferito («my favourite communist»)…” (fonte Wikipedia)



Una questione di “sovranismo nazionale”


Lo stridente “my favourite comunist” di Kissinger e l’allineamento con la NATO, sottolineano quanto fosse poco sovranista e patriottica, la visione internazionale di Napolitano, che si adeguava allo status politico dell’Italia come “protettorato” USA! Com’era possibile che un “comunista”, seppur “riformista” sostenesse una linea che nemmeno Moro, presidente del consiglio DC aveva accettato, con l’apertura ai comunisti al governo del paese (le convergenze parallele, tra 1974 e il 1978)? 


Questa posizione di politica interna aveva “sensibilissimi” riverberi, soprattutto in politica estera, visto che l’Italia era campo di battaglia, della guerra fredda, nazione strategica e prima linea per entrambe i blocchi (USA e URSS). Potevano “dimenticarsi” di quanto contasse, prevalere in Italia, per mantenere equilibri geo strategico fra Balcani, Europa e mediterraneo?


Le “convergenze parallele”, stigmatizzate da Kissinger nel 1974, durante la visita della delegazione italiana al segretario di stato USA, saranno l’epicentro di un “colpo di stato bianco”, coperto dal sequestro di Moro (e dalla strage della scorta) nell’agguato di via Fani, fra le sedicenti BR, c’erano uomini della Stasi (servizi della Germania est, paese sotto regime sovietico) di cui certo il KGB era informato. Del resto, non era la prima volta che si verificava un evento “altamente” traumatico per la giovane “democrazia” italica.


l’Italia è, da sempre, sottoposta alle trame delle massonerie europee, oltre che nazione a sovranità limitata da USA (e compagnia), dunque gli “ostacoli politici”, in Italia, si “rimuovono” con circostanze accidentali e/o violente che, da dall’unità ad oggi, caratterizzano un paese che non può rivendicare la propria autonomia e autodeterminazione, senza che qualche omicidio, strage, sequestro, missile o “bomba”, come nel caso Mattei (presidente Eni, deceduto in un “incidente” aereo 1962), stronchi sin dall’inizio qualsiasi tentativo di uscire dalla sfera d’influenza franco-anglo americana. Ecco servita la ricetta della repubblica delle banane!



Craxi: “l’Achille Lauro” e l’ultimo rigurgito di sovranista del “Made in Italy” 


La quarta economia manifatturiera al mondo ha dispiegato le vele, il bel paese va a tutto vapore dopo una lunga stagione di schock (endogeni ed esogeni), il “Made in Italy”, “l’Italia da bere”, “i mondiali di calcio 1982”, un socialismo con forti venature nazional patriottiche, hanno preso in mano il paese.


Bettino Craxi è il novello “uomo solo al comando”, presidente del consiglio di un paese a democrazia parlamentare, tanto sud americana, quanto “stracciona”, ha appena vinto i mondiali di calcio dell’1982, in Spagna (dal 1938, solo un secondo posto a Città del Messico Italia - Germania 4-3). Il paese è tutto in piazza, un euforia pazzesca, come non se ne vedrá più in questo paese, parevano “tutti” toccare il cielo con un dito. La “liretta” svalutata ci assiste nell’export, l’Italia sembra avvolta da un nuovo “boom” economico che non si respirava d’agli anni sessanta. Durerà? Poco…come sempre!


Novembre 1985, nel mediterraneo c’è una nave da crociera con i passeggeri che si godono la traversata del mediterraneo, fra l’Italia e l’Egitto, l’Achille Lauro (non il cantante, ma l’impresario navale napoletano). A bordo, un commando palestinese clandestino, che a scelto la nave a scopo dimostrativo, i terroristi sequestrano la nave, con i passeggeri a bordo, rivendicando le posizioni dell’auto determinato stato palestinese, fra loro sceglieranno Leo Klinghoffer, un ebreo americano in seggiola a rotelle.


Lo “giustizieranno” buttandolo dal ponte a mare, ma la faccenda diverrà pubblica mentre il commando terrorista, Arafat e Abu Abbas, (che hanno contribuito alla soluzione diplomatica), stanno già volando alla volta di Cipro. A quel punto, due intercettori americani si alzano in volo, affiancando il 737, costretto ad atterrare nella base Nato di Sigonella. Il velivolo, appena tocca terra, viene circondato dai Marines, che rivendicano l’estradizione del commando palestinese. Siamo in territorio italiano, nessuno può impedirci di esercitare la nostra sovranità, incredibile a dirsi! 


Mai visto! Marines, circondati dai VAM e dai carabinieri, presenti nella base, a cui si aggiunge un altro contingente di carabinieri fatti arrivare, nella circostanza, da Catania, agli ordini del generale Bisognero. Che sta succedendo? 



Da “mani pulite” ad Hamamet, passando per il finanziamento di Mosca al PCI 


Il presidente del consiglio Craxi è deciso a far rispettare il diritto internazionale, nonostante gli americani rivendichino l’estradizione per il leader Abu Abbas, dovranno cedere all’intransigenza italiana. 

Chissà quali misteriosi accordi intercorrevano fra “Noi”, OLP, Arafat e i palestinesi (Lodo Moro), ma tant’è, l’Italia, forse per la prima, e sicuramente ultima volta, uscirà a testa alta da un braccio di ferro con gli USA!

La questione si chiuse, in seguito, con il rientro del dirigente palestinese, condannato poi in contumacia in Italia, all’ergastolo, ed una “crisi” di governo rientrata rapidamente.


Dieci anni dopo, nel 92, Craxi verrà, poi, coinvolto nello scandalo meglio conosciuto come “mani pulite”, il solito “colpo di stato bianco”, si salvano solo i comunisti, il cui tesoriere è Primo Greganti. Il signor “G”, non parla, tiene fuori la nomenklatura del partito, seppur ampiamente coinvolta, proprio nella figura di Giorgio Napolitano, del resto, come “non poteva non sapere”, visti i rapporti che intratteneva con i sovietici e i finanziamenti che da Mosca pervenivano al partito?


Altro scandalo a orologeria, colpo di mano dei “soliti noti” (americani) che spazzano via la classe politica della prima repubblica, insieme al leader più rappresentativo: Craxi, esule in Tunisia, dalle monetine del Raphael alla fuga ad Hamamet, perseguitato in patria dalla solita “macelleria messicana” che, guarda caso, tocca regolarmente tutti i leader italiani che (nel novecento) prenderanno in mano il paese. Ricorrenza sospetta, quanto venata di cialtroneria tutta italica.


Mentre proprio quell’anno, 1992, Napolitano, veniva nominato presidente della Camera dei deputati, accadde un fatto, anch’esso, tanto eclatante quanto grave:


Il 2 febbraio 1993 all'ingresso posteriore di palazzo Montecitorio si presentò un ufficiale della Guardia di Finanza con un ordine di esibizione di atti: esso si riferiva agli originali dei bilanci dei partiti politici (peraltro pubblicati anche in Gazzetta Ufficiale) utili al magistrato procedente, Gherardo Colombo della Procura di Milano, per verificare se talune contribuzioni a politici inquisiti fossero state dichiarate a bilancio, secondo le prescrizioni della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Il Segretario generale della Camera, su istruzioni del presidente, oppose all'ufficiale l'immunità di sede, cioè la garanzia delle Camere per cui la forza pubblica non vi può accedere se non su autorizzazione del loro presidente. Nei giorni successivi tutti i partiti politici e tutti i principali organi di stampa sostennero la scelta del presidente Napolitano.


Cioè a dire, gli inquirenti non poterono verificare la correttezza dei bilanci dei partiti, il presidente della Camera opponeva “le guarentige dell’immunità” di sede, per evitare di appurare ciò che già si sapeva da decenni, il finanziamento dei partiti era largamente illecito. Il Re è nudo”! Sarà proprio “Re Giorgio” a negare l’accesso agli atti, cioè ai bilanci originali dei partiti. Una figura pessima per la trasparenza del Palazzo, oltremodo, sostenuta da tutti gli organi di stampa e dai partiti politici, in pieno conflitto d’interessi.


Ovviamente, Craxi al processo “Cusani” non fece mistero delle sua opinione in merito al Napolitano, ministro degli Esteri del PCI:


…aveva rapporti con tutta la nomenklatura comunista dell'Est a partire da quella sovietica, non si fosse mai accorto del grande traffico che avveniva sotto di lui, tra i vari rappresentanti e amministratori del PCI e i paesi dell'Est? Non se n'è mai accorto?»;[17] secondo la sentenza sulle tangenti per la metropolitana di Milano, Luigi Majno Carnevale si occupava di ritirare la quota spettante al partito comunista e di girarle, in particolare, alla cosiddetta "corrente migliorista" che «a livello nazionale […] fa capo a Giorgio Napolitano…” 


I media, oggi, si stracciano  le vesti al capezzale del presidente Giorgio Napolitano, hanno forse un vuoto di memoria dettato dal “politically correct”? Cosa è successo? Nessuno si ricorda di queste “storie”? O tutti i morti sono già “santi” e se ne può parlare, solo parlandone “bene”?


La fine del secolo, per il senatore a vita, è una susseguirsi di “gaffe” istituzionali, dalle critiche per la costituzione dei centri d’accoglienza, costituiti con la legge Turco - Napolitano, seguite dalle accuse di scarsa sorveglianza a Gelli, fuggito all’estero. Sequenza di fatti e misfatti allucinante, si commenta da sola, stendiamo un pietoso velo.



Gli anni della presidenza, 2011, complotto per la destituzione del “CAV.” (Berlusconi quater)


Il 10 maggio del 2006, alla quarta votazione viene eletto undicesimo presidente della Repubblica italiana, con 543 su 990 votanti. L’attività di Napolitano come presidente si distingue, sin dai primi atti, con la discussa concessione della “grazia” a Ovidio Bompressi, coinvolto e condannato per l’omicidio Calabresi, proseguendo, poi, senza troppi “scossoni” istituzionali fino al 2011, anno “fatidico” per la sovranità italiana.


La sovranità dell’Italia, se mai sia esistita, è al capolinea “ce lo dice l’Europa” nel 2011, i capi di stato di Francia, Inghilterra e il segretario di Stato USA, Hillary Clinton, fanno “saltare” l’ultimo governo legittimato dal voto popolare, il governo Berlusconi IV, con l’aiuto della “manina presidenziale” di Giorgio Napolitano. 


Ancora lui? Si, ancora lui! Aveva del resto già sondato la disponibilità di Mario Monti (oddio! Che trauma..) alla successione del Cavaliere “mascarato”. Non poteva certo mancare la “quinta colonna” dell’anti Stato nello Stato, rappresentata dal vertice della presidenza della Repubblica, coinvolto nella caduta dell’esecutivo Berlusconiano. Un infamia! Come gli arresti di Mussolini, all’indomani del voto al gran Consiglio del Fascismo, comandati dal Re in persona. 


Le consultazioni (preventive) ad un cambio d’esecutivo erano state avviate da tempo, i colloqui con Carlo De Benedetti (Bono quello…) e Romano Prodi, tra la primavera estate del 2011, profilano già il prossimo candidato a Palazzo Chigi, basterebbero questi informali contatti per delegittimare l’esecutivo, ma la manovra di palazzo continua, anche in Europa, e Napolitano, con:


“…con uno degli ultimi atti formali …la presidenza della repubblica, nega  al premier l'uso del decreto per l'approvazione della manovra economica che dove tranquillizzare l'Ue: questo manderà Berlusconi - nei fatti - completamente disarmato al G20 di Cannes del 3 novembre, ultima sua uscita internazionale da presidente del Consiglio. L'autorevolezza dell'esecutivo è ormai lesa. A mettere il timbro sulla morte del governo uscito trionfatore alle elezioni di tre anni e mezzo prima ci saranno due successivi atti istituzionali. Il primo è l'approvazione alla Camera del Rendiconto generale dello Stato con appena 308 voti a favore, numero inferiore di otto unità rispetto alla maggioranza assoluta di 316: il governo non esiste più. La pietra tombale la depositerà Napolitano l'11 novembre, con la nomina a senatore a vita di Mario Monti..” (Il Giornale, “Napolitano e quel novembre 2011….”, Lorenzo Grossi)


Complici, Merkel e Sarkozy “sorridono maliziosamente ”, nelle foto di rito, alle spalle di un premier già delegittimato, al summit del 3 novembre del 2011! Una vera e propria “combine” fra vertici Europei e la presidenza della repubblica, degna di un romanzo di “cappa e spada”, che priverà gli elettori italiani di quel residuo di “sovranità” che dovrebbe appartenere ad ogni paese democratico. “Ca va san dire”, subito dopo il vertice, lo spread Bund - Btp schizzerà su vette mai toccate prima, 5,45%, siamo “con le spalle al muro”! “Fate presto”, titolerà il Sole 24 ore del 7 novembre 2011, una supplica ai vertici del complotto.


Voilà, il solito giochetto delle tre carte, l’ennesimo golpe bianco dall’inizio della storia “democratica” del paese è servito, non ci resta che ammettere che la “sovranità”, in Italia, non è mai appartenuta al popolo, nemmeno per un secondo, da dopo il referendum Repubblica - Monarchia  (1946).


L’orrida sequenza di nefandezze, prodotte dalle “presunte istituzioni” del paese, è in perfetto allineamento con il meglio della commedia all’Italiana. Un presidente della Repubblica, interpretato dal “Marchese del Grillo”, impersonato da Sordi al top della sua ecumenica romanità, direbbe: 


“Io so io, e voi chi cazzo siete…? Andatevelo a pijá ender culo, Ahó!”. 


Sarebbe un finale perfetto direi, ma magari finisse qui! No, c’è di peggio …..


Napolitano, la trattativa Stato - Mafia


Ma che ca…. bisogna fare in questo paese, per essere considerati un traditore della patria, per essere  degni del reato di alto tradimento, di complotto contro il potere sovrano del popolo? “Nemici” dello  Stato? Ditemelo, perché non ci sto a capire più nulla! Presidente emerito, ma anche intercettato al telefono con l’allora ministro degli interni Nicola Mancino, indagato sulla “trattativa Stato - Mafia”:


“….al tempo indagato dai magistrati della procura di Palermo per falsa testimonianza dopo la sua deposizione al processo per la mancata cattura di Bernardo Provenzano a Mezzojuso nel 1995 (Mancino è stato poi assolto nell'ambito del processo Trattativa, ndr). 

(Antimafia, “Muore Napolitano il “comunista” della trattativa Stato - Mafia”, Aron Pettinari Luca Grossi, 22 settembre 2023)


L’argomento del contendere sono le bobine delle intercettazioni telefoniche in mano alla Procura di Palermo, nastri incisi dalla Dia (direzione distrettuale antimafia), oggetto d’indagine del tutto “casuale” e non ritenute rilevanti al fine del procedimento, come tali non utilizzabili. Nonostante ciò la presidenza della repubblica, volle che fossero distrutte, udite…udite! Incredibile a dirsi, cosa c’era da nascondere al punto da non poterle ascoltare? Forse non lo sapremo mai..


Il gesto però, è di una tale gravità e drammaticità, che allunga ombre di “legittimatissimo” sospetto su ciò che si dissero le due istituzioni più rappresentative della “legalità” (perché esiste in Italia sta “cosa”?) a proposito della trattativa Stato - Mafia! Perché il “presidente demerito” cerca di sfuggire al confronto con i magistrati p.m. V. Teresi e N. Di Matteo? Che poi lo interrogheranno presso il Quirinale? Tentativo effettuato, e riuscito, del resto, nel processo Borsellino quater, chiedendo ed ottenendo di non deporre. 


Perché? La massima carica dello Stato, giunta sin li, dopo una lunghissima carriera politica, eletto dal parlamento in seduta plenaria con 543 voti (su 990) è ritenuto “degno” di ricoprire il delicatissimo incarico di presidente della “smandrappata” Repubblica “italiota”? Non c’erano forse già TUTTI gli elementi per non ritenerlo “adatto” (o forse, proprio per quello molto adatto) all’incarico che avrebbe dovuto ricoprire? Non vie erano già tutte le evidenze? Nessuno si accorse che cosa era successo fino ad allora, compresi i 543 parlamentari che lo indicarono come presidente? 


A questo punto, “Omertà”, come articolo primo di un astratta costituzione nazionale, (non scritta) reciterebbe: 


“…L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sull’omertà. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della trattativa fra Stato e Mafia” 


Sentite come suona meglio, più aderente alla realtà del paese, che non il vecchio art 1 della costituzione repubblicana, fa molto più “narco stato”, molto più repubblica sud americana “o piombo, o plata”. Vi sentite più tranquilli, adesso che avete letto questo articolo, oppure vorreste vivere in un altro paese?










Inviato da iPad

martedì 11 luglio 2023

“LOTTA ALLA MAFIA”: il paradosso di un paese ridicolo

Quando si parla di “lotta alla mafia” bisognerebbe aver chiaro di cosa si parla, come tutto ciò che ha a che fare con il crimine organizzato, la mafia, dovrebbe essere misurata con gli strumenti dell’economia e della finanza, più che con gli omicidi e il controllo del territorio.


La mafia cambia pelle molto rapidamente, si adatta mutando le strategie, in funzione degli affari e delle loro dimensioni, “l’affresco d’antan” che nella memoria del paese è rappresentato, da almeno 50 anni, d’atmosfere fatte di “penombre”, voci arrochite dal fumo dei Panama, capelli imbrillantinati e capelli Borsalino, oltre al plumbeo scintillare di revolver che appaiono e scompaiono sotto i soprabiti; oggi, ha lasciato spazio ad altro!


Piuttosto, ad uffici e sale dove sugli schermi dei pc oscillano i borsini della finanza, oltre ad una gestione manageriale del denaro fatta cond intermediari di altissimo livello, “ …questi patrimoni non sono più fatti d’immobili, ristoranti, bar o supermercati…hanno invece la forma di aziende, catene commerciali, quote societarie, fondi finanziari che puntano sulle assicurazioni e sull’ energia. Investimenti complessi che non possono più essere gestiti dai boss vecchia maniera…ma da professionisti abili e insospettabili” (la Repubblica G. Foschini, “il capitale delle Mafie”


Dal momento in cui i gruppi criminali mafiosi più celebri del mondo sono autoctoni, sono anche leader dei proventi delle attività illecite (sul territorio nazionale e non solo) che frutta e “fattura” miliardi di euro che, necessariamente, devono essere riciclati nell’economia legale, sottraendo di fatto a quest’ultima, cioè al P.I.L. nazionale, e “trasferendo” all’economia al “nero” e non tassata del “sistema Mafia spa & finanza”, moltiplicando in questo modo i danni ai contribuenti e alle casse dello Stato.


Un processo messo in atto da poco dopo gli anni 70, voilà! Si è letteralmente mangiato il paese a pezzi, superfluo domandarsi perché cresciamo meno di altri paesi europei, superfluo domandarsi perché abbiamo il terzo debito pubblico al mondo, superfluo domandarsi come trovare un “governo” del paese che non sia colluso con il “sistema Mafia spa & finanza”, che da 50 anni detta le regole al paese.


INU -TI -LE! 

Come del resto un “antimafia” che non si dota di un “intelligence economica e finanziaria” e di un sistema d’informazione, scevro di condizionamenti dall’editoria alla tv controllate dalle solite “famiglie”, ma che si basi su dati reali e misurabili! “… I dati sono importantissimi spiega a Repubblica.it il generale della g.d.f.  Giorgio Toschi. Nel 2018 sono state concluse 1.617 investigazioni patrimoniali, nei confronti di quasi 11.000 soggetti. Oltre a proporre sequestri per 4,8 mld di euro abbiamo applicato misure per 2 miliardi e confische per 781 milioni. ( la Repubblica, G.Foschini “il capitale delle Mafie”)


Una goccia, nel mare magno dell’illegalità re - investita (in gran parte) in quelle regioni nord Italia, credute immuni dalla presenza delle mafie.


In conclusione il “bel paese” si è trasformato in cinquant’anni nella più efficiente “narcocrazia”, oltre che base dei “cervelli mafiosi” proprio al centro dell’Europa, che nel silenzio più “assordante” si stanno “mangiando” il paese ..o se lo sono 

già “mangiato”?  


martedì 22 novembre 2022

"LE MANOVRE AFFARISTICHE" ATTORNO AL TERRITORIO DI MARINELLA.

 Da tempo non si parla più del destino della tenuta di Marinella di Sarzana. La più grande azienda agricola della Liguria, una tenuta di 500 ettari di terreno agricolo diviso tra i comuni di Ameglia e Sarzana, affacciata sul mare, disegna da un lato il confine di regione con la Toscana.

Nel 2018 un incendio distrusse il fienile, dopo pochi mesi un secondo incendio distrusse i silos del mangime. Due incendi in pochi mesi, mentre non c’era mai stato un incendio in 160 anni. Fu il colpo di grazia. La mandria fu svenduta. Gli ultimi 25 operai si trovarono senza lavoro e la tenuta fu pilotata al fallimento. La natura dell’incendio a dire dei pompieri e della magistratura fu dolosa. 

Qualcuno ricorda che questo tipo d’incendi dolosi richiamano alla mente l’agire della mafia o della n’drangheta. Tre anni fa ci fu l’interessamento all’acquisto della tenuta da parte di Gabriele Volpi, il mega milionario, più noto come proprietario di Spezia Calcio e Pro Recco pallanuoto. Oggi Volpi è indagato insieme al suo braccio destro Giampiero Fiorani, noto alle cronache per lo scandalo della Banca Popolare di Lodi, che portò alle dimissioni del presidente della Banca d’Italia Antonio Fazio.

L’attuale amministrazione di Sarzana e la Regione Liguria, per bocca del suo presidente Toti, hanno annunciato la soluzione della situazione per lo splendido edificio dismesso della ex Colonia Olivetti, di proprietà di ARTE Genova, ma, al di là delle roboanti dichiarazioni, non si è mai visto nulla di concreto.

Ora Marinella torna di attualità, perché a causa del Coronavirus il comune di Sarzana ha emesso un bando per l’assegnazione delle spiagge libere. Il bando CURIOSAMENTE prevedeva la possibilità di acquisire la gestione delle spiagge per gli stabilimenti a confine e per i “PROPRIETARI” delle aree retrostanti. 

Curiosa questa introduzione. Perché i proprietari di aree retrostanti? Perché non le cooperative di servizi alla balneazione? Si scopre così che la spiaggia più importante è stata aggiudicata a una società “MARINELLA BEACH” della quale è socia la moglie dell’ex capogruppo della Lega in consiglio comunale, il noto ex carabiniere Iacopi, quello di “Mattarella traditore della patria” e del post “spara a chi canta BELLA CIAO”. 

La cosa appare quantomeno originale. La Marinella Beach non risulta proprietaria dell’area retrostante, ma solo in trattativa per l’acquisto ed attualmente in affitto. 

Un funzionario comunale spiega: “abbiamo considerato comunque in senso estensivo il concetto di proprietà, vista la disponibilità, seppure in affitto”, la cosa che "suona strana" è il motivo per cui una società concorra alla gestione di una spiaggia, ben sapendo che sarà deficitaria. I cittadini, non solo sarzanesi, sono interessati a che si faccia chiarezza su tutto, visto l'interesse di un area di tale pregio.

Non sarebbe giunto il momento che si dicesse chiaramente e pubblicamente chi sta comprando i terreni smembrati della ex tenuta e quali sono le intenzioni di Comune e Regione?

In conclusione i precedenti della giunta Toti non ci lasciano propriamente tranquilli, visti i casi di scioglimento dei parchi regionali, l’attacco al parco di Portofino, il famigerato masterplan per l’isola Palmaria e l'opposizione al parco di Montemarcello/Magra/Vara...ai posteri.

giovedì 6 ottobre 2022

L'ORO DELLE BANCHE CENTRALI DI UNGHERIA & POLONIA E L'INTEGRITA' DELLA COMUNITÁ EUROPEA


 Cosa potrebbe accadere in futuro all'integrità della Comunità Europea, se due dei passaggi piú delicati: Brexit e l'elezione del nuovo parlamento Europeo (26 maggio 2019), dovessero essere di segno avverso all'unità dell'unione? 

 

Cioè a dire, se la Brexit non trovasse un "soft landing" che tenga l'Inghilterra, se non integrata, legata commercialmente alla comunità europea, ed alle elezioni prossime venture per il parlamento europeo prevalessero - come sembra - i c.d. "Sovranisti e populisti"? 

 

Lo "spread" Bund - Btp sembra dirci che anche l'Italia (che ha già un "alchemico" governo "sovranista e populista") farà parte di questo pericolosissimo giro di valzer sull'orlo della speculazione finanziaria dei mercati internazionali, dandoci in tempo reale, un segnale dell'eventuale divaricazione fra alcuni dei piú importanti 27 paesi che compongono l'Unione comunitaria.

 

Le politiche delle banche centrali (di almeno due) dei quattro paesi del patto di Visegrad (UNGHERIA & POLONIA) sembrano già darci un orientamento su quanto è alta "la febbre" all'interno dell'Unione.

 

l'Italia e i Quattro di Visegrad potrebbero essere spinti, dallo sconsiderato "tiro alla fune" delle istituzioni comunitarie sulle politiche di austerity e di bilancio, nell'orbita russa, proprio per l'incapacità delle istituzioni comunitarie di mantenere l'unità economico e sociale dell'area. 

 

Okkio! A questo tornante della Storia il rischio è quello di trovarsi un "EUROPA" divisa, con diversi paesi "satellite" sotto l'influenza di una potenza "regionale", la RUSSIA, rovesciando il paradigma dell' "OPERAZIONE BARBAROSSA" e dell'ambizione Napoleonica post Austerliz.

 

Questi segnali sembrano trovare piú di un fondamento in alcune scelte delle banche centrali di Ungheria e Polonia:

 

"...l’Ungheria, nella prima metà di ottobre ha addirittura decuplicato le riserve aurifere. A rivelare gli acquisti è stata la banca centrale magiara, che ora possiede 31,5 tonnellate di metallo, contro le 3,1 tonnellate che aveva a fine settembre. 

L’oro – che le autorità monetarie hanno specificato essere «in forma fisica» e custodito in patria – ha un valore di circa 1,24 miliardi di dollari e la stessa Magyar Nemzeti Bank (Mnb) afferma che a questo punto rappresenta il 4,4% del totale delle riserve del Paese. In assoluto il metallo custodito dall’Ungheria non è moltissimo...a stupire è piuttosto la rapidità con cui Budapest ha moltiplicato le riserve aurifere, che ha lasciato perplessi alcuni analisti. 

 

... Il governatore della Mnb, Gyorgy Matolcsy, ha dichiarato che si è trattato di una decisione «di importanza strategica» sotto il profilo economico e nazionale e ha fatto un vago riferimento all’esigenza di aumentare la «sicurezza» delle riserve.

 

...Parco di dettagli tecnici, Matolcsy non ha risparmiato la retorica, ricordando la storia dell’Ungheria – che nel Medio Evo era nota per le sue miniere d’oro – e rievocando la vicenda di uno dei treni d’oro dei nazisti, intercettato in Austria dalle forze americane nel 1946.....

 

La scelta dell’Ungheria in fin dei conti sembra avere soprattutto un contenuto politico, probabilmente orientato a rafforzare il consenso dell’opinione pubblica interna, dopo le reprimende della Ue. 

 

.... Nel 2018 gli acquisti di oro del cosiddetto settore ufficiale sono «di gran lunga ai massimi da sei anni», hanno fatto notare gli analisti di Macquarie, stimando che ammontassero a 264 tonnellate a fine settembre. 

 

Sempre nell’Europa orientale, anche la Polonia – un altro Paese membro della Ue ma non dell’Eurozona – si sta muovendo nella stessa direzione dell’Ungheria. Varsavia, che fino a quest’estate non aveva toccato le riserve dal 1998, ha comprato altre 4,4 tonnellate di oro a settembre, in aggiunta alle 9 già comprate tra luglio e agosto. Gli ultimi acquisti, segnalato dal Fondo monetario internazionale (Fmi), portano le riserve polacche a 117 tonnellate, un record da almeno 35 anni".

 

(Fonte Sole 24 ore, 18 ottobre 2018, Sissi Bellomo)

 

Queste improvvise e repentine mosse delle banche centrali di Ungheria e Polonia sebrano segnalare non solo l'incertezza che si respira sui mercati internazionali ed europei.

 

"...Ma cosa rende l'oro fisico cosi speciale? Abbiamo pensato di chiederlo alle dirette interessate, ponendogli la seguente domanda: poichè numerose banche centrali attorno al mondo detengono riserve auree... 

Cosa puó spingere una banca Centrale a detenere questo asset in così grandi quantità?

 

Ecco, in sintesi, cosa ci hanno risposto. A dirla tutta, le ragioni sono tante…

Le ragioni del perché le banche centrali detengono oro in grandi quantità sono molteplici.

 

Ricorrendo alle esatte parole utilizzate dai loro uffici stampa, ecco le definizioni più gettonate per il metallo giallo conservato nei loro caveaux e del perché lì vi si trovi:

 

   -   un’assicurazione in caso di crisi

- un piano B contro eventi imprevedibili,

- una forma di assicurazione

- un porto sicuro

o, come preferisce descriverlo la Banca d’Inghilterra, è un “war chest” [forziere per munizioni] o, in gergo civile, una risorsa perfetta in caso di emergenza.

 

Molte di loro, inoltre, hanno menzionato la facilità di liquidazione dell’oro e la possibilità di poterlo vendere con facilità anche a soggetti stranieri in caso si voglia ottenere valuta estera per gestire improvvise crisi di liquidità o svalutazioni o, più raramente, l’andamento del cambio della valuta nazionale sul FOREX.

 

Sottolineato più volte, è stato il ruolo dell’oro come scudo contro l’inflazione il che spiega perché le banche centrali vedano al prezzo del metallo nobile quale termometro dell’inflazione corrente e barometro di quella futura.

 

Molti istituti hanno anche precisato che l’oro fisico, per via di alcuni suoi tratti unici quali: l’essere scarsamente disponibile in natura ed il dover essere estratto attraverso processi di lavoro intensivi, è privo di rischio di controparte e poiché non viene emesso a piacere da alcun governo, non porta con sé il rischio di insolvenza dell’emittente [cosa che invece assilla tutti gli strumenti cartacei negoziabili sui mercati finanziari ndr].

 

Tra le potenzialità dell’oro fisico, alcune hanno anche enumerato, seppure a mezza bocca, il fatto che si possa trarre profitto dal suo affitto attraverso prestiti o gold swaps.

 

Curiosamente, nonostante sia una pratica molto diffusa nel settore bancario, in poche hanno confessato di praticare direttamente il prestito aureo: un’altra prova dell’assoluta segretezza che circonda i rapporti ufficiali sullo scambio e prestito di metallo giallo tra istituti bancari, un mercato che vede i suoi cardini principalmente nelle roccaforti di Londra, Parigi e Berna.

 

Infine, sono stati citati anche i benefici della diversificazione attraverso l’acquisto di oro: il suo prezzo, infatti, non sembra rispondere alle notizie finanziarie tanto quanto ci hanno abituato altri asset quali obbligazioni, azioni o derivati, ed in più non è correlato al prezzo di nessun altro asset collaterale. Ciò rende indubbiamente l’oro un fattore di stabilità all’interno di un portafoglio investimenti.

 

Il supporto mostrato dalle banche centrali di mezzo mondo a favore dell’oro fisico quale scudo contro l’inflazione, elemento profittevole e diversificante, soluzione salvagente nei momenti di difficoltà, rende il 2018 l’anno in cui si sta registrando l’entusiasmo più forte degli ultimi 10 anni nei confronti del metallo giallo" (23 marzo 2018, fonte: Staff DeshGold).

 

Quali sono i "veri" motivi che hanno indotto le banche centrali di Ungheria e Polonia ad aumentare cosi rapidamente le loro riserve d'oro fisico?